LA STORIA

Val di Cembra, Mario Pojer: nuova avventura dopo l'esperienza storica a Faedo

A Lisignago il noto imprenditore vitivinicolo, 72 anni, aiuta la società familiare di cui è titolare il figlio Matteo: rinnovati i vigneti in pendenza (800 ettari sostenuti da 700 km di muretti a secco) e in arrivo una propria cantina, puntando, come sempre, all'eccellenza qualitativa

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana viene dalla valle di Cembra, precisamente da Lisignago, ed è quella di un imprenditore vitivinicolo di tutto rispetto, della bella età di 72 anni: Mario Pojer.

Dopo la separazione consensuale dal collega Fiorentino Sandri di Faedo, con il quale nel 1975 aveva costituito l’azienda e la cantina Pojer e Sandri, si è trasferito in valle di Cembra, a Valbona, una piccola località verso il torrente Avisio, sotto il paese di Lisignago, nell’azienda viticola che avevano acquistato una trentina di anni orsono assieme a Sandri.

Una superficie di 8 Ha di vigneto, dove ha piantato le principali varietà di uve bianche e rosse, Riesling, Kerner, Incrocio Manzoni, e Sauvignon Bianco. Fra le varietà a buccia rossa, al posto della vecchia Schiava, in un momento in cui era in crisi, sono state messe a dimora Pinot Nero e Rebo. Niente Müller Thurgau in quanto non si voleva fare concorrenza all’azienda di Faedo che è rimasta a Fiorentino.

In questi anni, hanno provveduto al rinnovo totale del vigneto, e hanno predisposto tutti i terreni in pendenza a ritocchino al posto dei classici muretti a secco. 

Con lui, grande uomo di cultura e solito fiume in piena, abbiamo fatto il punto sullo stato dell’arte della sua nuova azienda. 

«Stiamo costruendo - dice - una piccola nuova cantina sistemando i locali che erano stati predisposti come acetaia. Ciò in quanto anche nella nuova cantina vogliamo trasformare tutte le nostre uve come facevamo a Faedo».

E anche qui, come a Faedo, si punta sull’eccellenza qualitativa, aspetto questo che ha fatto diventare Pojer con i suoi vini famoso in Italia e non solo.   

Mario è impegnato anche nel sociale, ma non a livello trentino, precisa: «Fra le varie altre iniziative abbiamo costituito il gruppo “degli svitati”, un gruppo di vignaioli convinti che il tappo a corona è molto meglio del tappo di sughero perché quest'ultino è sempre un’incognita sulla bontà del tappo».

Chiediamo quindi a Mario se possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni orsono e quella attuale.

«In 50 anni sono cambiate molte cose, siamo passati dalla produzione di vini di massa, vini che venivano venduti sfusi fino allo scandalo del metanolo, da quel momento è cambiato tutto.

Siamo passati dallo sfuso ai vini in bottiglia, però senza nessuna identità, con una resa ad ettaro che era diventata poco più della metà dei vini dell’Alto Adige, che avevano raggiunto una resa di 30 mila euro ad ettaro.

Poi un graduale riscatto, e ora la differenza è minore. Nel frattempo siamo passati dall’uva schiava che in Trentino, ma anche sulla collina di Faedo, era molto coltivata e veniva venduta in Alto Adige dove veniva usata per fare il loro Lago di Caldaro. Ora la Sciava sta tornando di moda, come vino leggero di bassa gradazione. 

Ma, di notevole importanza è stata l’introduzione del Trentodoc, che particolarmente nelle zone di collina, visto l’innalzamento della temperatura. Questo particolarmente in valle di Cembra».

Pojer ricorda il grande impegno assieme a Sandri sul fronte della ricerca, grazie anche al supporto del vicino Istituto agrario di San Michele.

«Siamo stati i primi ad arrivare negli Stati Uniti con lo Chardonnay, era l’anno 2013. Un altro fronte di innovazione è quello dell’introduzione delle varietà resistenti: abbiamo messo a dimora ben 4,5 ettari di Solaris, una varietà resistente, che dà anche un vino di ottima qualità.

La nuova azienda Pojer, della valle di Cembra, vede mio figlio come titolare della società agricola semplice, (sas) di Matteo Pojer e famiglia, in quanto in famiglia c’è anche mia figlia Marianna.

Mio figlio si è inserito in questo percorso, molto difficile della valle di Cembra, dove abbiamo 800 ettari di vigneti sostenuti da 700 km di muretti a secco.

La nostra famiglia storicamente arrivò qui dalla Germania assieme alla famiglia Roncador, per lavorare nelle miniere di argento.

Una parte si è sistemata ai Pochi di Salorno dove troviamo la Cantina Jacopo Pojer. Noi, precisa Mario, abbiamo prodotto le prime bottiglie di Müller Thurgau, cominciando a tipicizzare il nostro prodotto.  

Io non mi sono mai pentito della scelta fatta oltre 50 anni or sono, anche perché vengo da una famiglia di enologi, la professione di mio papà ma anche di mio nonno».

Alla domanda se vede un futuro per i nostri giovani in campagna, Pojer precisa che ci può essere un futuro, «a condizione che si impegnino sul fronte della qualità e della sostenibilità».













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