Spera, Remo Paterno: una vita nel mondo contadino
Nella frazione del comune di Castel Ivano, in bassa Valsugana, l'incontro con l'ottantenne che dopo il pensionamento si è dedicato alla coltivazione ortofrutticola creando un’azienda ora gestita dai figli. Una figura poliedrica, ex funzionario dell'Ispettorato dell’agricoltura, ancora impegnato nella cooperazione, fresco autore di un sillabario in dialetto locale che sarà presentato venerdì 26 giugno
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La storia di questa settimana viene dalla frazione di Spera del comune di Castel Ivano ed è quella di un anziano imprenditore agricolo di tutto rispetto, della bella età di 80 anni ben portati che è ancora attivo in particolare anche nel mondo della cooperazione.
Parliamo di Remo Paterno, che dopo l’assunzione in qualità di funzionario per una trentina d’anni, all’allora Ispettorato provinciale dell’agricoltura, sezione staccata Borgo Valsugana, dopo il pensionamento si è dedicato alla coltivazione ortofrutticola, realizzando un’azienda agricola, ora gestita dai tre figli maschi Lorenzo di 55 anni, Claudio, 52, e Marco, 44 anni.
La maggior parte dell’azienda è in affitto, si colloca in più comuni della Valsugana orientale.
In collina ma su spazi pianeggianti e integralmente coltivabili a macchina, sono superfici significative in termini di estensione rispetto alla media provinciale: 24 Ha sono coltivati con la varietà “Golden D, Red Del, R. Gala, Fuji e Morgenduft, oltre all’importante varietà club Crimson Snow piantata nell’ultimo decennio che ha dato risultati molto interessanti.
Inoltre, 4 ettari sono destinati alla coltivazione di ciliegie. Le varietà coltivate sono Cordia con l’impollinante Regina, mentre di recente introduzioni sono le cultivar Saretta – Areko e Henrietteun.
La coltivazione aziendale del ciliegio risale ad una ventina di anni addietro. La gestione commerciale, «ottimamente curata dal consorzio Cobav», socio del Cio, che in particolare negli ultimi anni ha dato lusinghiere soddisfazioni.
L’azienda dispone anche d’impianti di mirtillo per una superficie che si avvicina ai due ettari, coltura che oltre ad analoghi discreti riscontri di realizzo, è gestita nelle vendite dal proprio magazzino di appartenenza. Essa consente una differenziazione colturale, oltre all’equilibrata gestione del personale necessario alla conduzione dell'azienda, occupato per numerosi mesi dell’anno lavorativo.
La varietà Cargo e Valor consente una operatività aziendale prolungata in quanto il prodotto conseguito è possibile di frigo/conservazione duratura fino a ben tre mesi dalla raccolta.
«Tutte le colture frutticole, sono servite di un sistema irriguo computerizzato e di fertirrigazione e protezione antigrandine.
Le colture cerasicole e di mirtillo sono altresì adeguatamente protette con reti per diffesa della drosofila e cimice, sia adeguatamente predisposte per rispettiva protezione antipioggia; le loro predisposizioni sono direttamente eseguite dai miei figli», spiega Remo.
Certamente un’azienda di queste dimensioni necessita anche di sufficiente disponibilità in mano d’opera.
A fianco appunto dei tre figli, opera dall’ultimo anno anche un nipote, che dopo aver frequentato la scuola agraria alla fondazione Mach si dedica esclusivamente all'azienda. C'è poi il saltuario aiuto da parte di un altro nipote che terminati gli esami di rito, è ora in attesa a brevissimo tempo di conseguire la laurea quinquennale in agraria.
Evidentemente per buona parte dell’anno l’azienda occupa ulteriori quattro/cinque persone, mentre altro personale presta lavoro quantomeno per un periodo di almeno sei mesi.
Paterno precisa a tale riguardo che, considerata l’occupazione lavorativa abbastanza duratura nel tempo, non ha finora riscontrato problemi di reperimento di mano d’opera.
Merita sottolineare che Remo Paterno, è divenuto anche persona di riferimento in tutti questi ben 49 anni di ininterrotta presidenza del locale consorzio ortofrutticolo Bassa Valsugana sca Cobav di Castel Ivano, ed è tutt’ora in carica.
Da sempre in una posizione parzialmente differenziata rispetto ad altri contesti produttivi/commerciali trentini, ma da 30 anni è altresì presidente del Consorzio interregionale ortofrutticolo sca Cio con Sede in comune di Vallelaghi. Organismo, quest'ultimo, di terzo livello gestionale di settore, al quale aderiscono importanti realtà interregionali operative appunto nell'ortofrutticolo: del Trentino, Consorzio val di Gresta, Cooperativa Agri Novanta, Cobav, cooperativa Mondoagricolo, operative in Alto Adige sono Società Agricola Laives, Fos Südtirols, cooperativa Melanyc, Caspar Cherries sas; in Veneto Coz sca, Fri/El Greenhouse, c'è infine l’importante ultima associata European Fruit sro operativa a Bratislava (Slovacchia).
Paterno è inoltre delegato da oltre 25 anni a ricoprire la carica di consigliere nel contesto Unione nazionale Italia Ortofrutta, che raggruppa ben 160 O.P. rappresentative di ben il 40% dell’intera produzione ortofrutticola nazionale.
Remo, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 55 anni orsono e quella attuale?
«L’evoluzione colturale/produttiva anche nel settore relativo a mele, ciliegie e piccoli frutti ha subito una notevolissima evoluzione sia nell’aspetto della conduzione delle singole aziende in termini di gestione, di dotazione di macchinario, di adeguamento colturale notevolmente variato in termini varietali/produttivi, di sesti d’impianto e comunque dell’insieme delle notevoli mutate tecniche agronomiche.
Certamente notevolmente modificato appare l’aspetto conservativo, di lavorazione e confezionamento dei rispettivi conferimenti ortofrutticoli, ma ancor più evidente è l’aspetto delle vendite e quant’altro legato ad esse.
L’evoluzione susseguitasi anche nel contesto sociale cooperativo, certamente si è notevolmente ben consolidata nei decenni, divenendo modello in ambito internazionale».
Uno dei problemi sempre presenti è quello della difesa sanitaria; quale era l’approccio 50 anni or sono e quale quello attuale?
«Anche in questo problematico campo l’evoluzione tecnica/agronomica non si è sottratta nella ricerca e nell’effettiva attivazione con nuove tecniche.
Pur sempre consapevole di dover proseguire con costanza al meglio e nell’ottica di efficiente ulteriore miglioramento sia nei riguardi dell’acquirente consumatore finale dei nostri raccolti che degli stessi operatori, sono altrettanto convinto che i progressi non sono stati di certo disattesi e/o sminuiti considerata l’importanza dell’argomento».
Si è mai pentito della scelta?
«È stata una scelta di lavoro e di impegno assunta fin da giovanissimo, certamente anche per tradizione familiare. Ne sono tutt’ora, pur nella mia anzianità di vita, orgogliosamente fiero di esserne sempre stato un “fedele cesellatore di zolle».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Fiero amico, convinto modesto fautore assieme alla nutrita schiera degli effettivi prioritari esecutori i “fedeli coltivatori delle nostre stupende valli e montagne».
Quali sono i suoi hobby?
«L’amicizia e la conoscenza di molteplici persone, anche e soprattutto fra le più umili ma analogamente per me degne di sereno rispetto e riconoscenza».
Cosa dicono gli amici della scelta agricola?
«Non disdicono affatto in riguardo alla scelta lavorativa curata fin dalla mia giovane età».
Remo Paterno è un personaggio poliedrico. Ha tra l’altro appena terminato di scrivere un sillabario in esclusivo dialetto del suo natio paese di Spera, con citati ben 4.600 vecchi vocaboli del luogo, oltre a preziosi aneddoti tali da far divenire l’elaborato del libro composto da quasi 300 pagine: verrà formalmente presentato, per volontà dell’amministrazione comunale di Castel Ivano, appunto a Spera, venerdì 26 giugno 2026.