LA STORIA

Grumo, Roberto Zeni: dalla scelta bio risultato fantastico per i vini e l’ambiente

Nella frazione di San Michele l'intervista al 73enne che da poco ha ceduto ai figli Rudy e Veronica le redini di un'azienda con radici a fine '800. Una lunga tradizione di vino e grappa, fra Teroldego, Nosiola, Chardonnay, Pinot Bianco e Nero, Sauvignon trentino, Moscato Rosa, Rossara, Gewürztraminer, Müller Thurgau

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana viene dalla frazione di Grumo di San Michele,  ed è quella di un viticoltore che ha compiuto i 73 anni. Parliamo di Roberto Zeni, che da pochi anni ha ceduto le redini dell’azienda, ai figli Rudy, enotecnico laureato in economia commercio, e Veronica laureata in viti-enologia.

Rudy conduce e  gestisce  l’azienda come il papà: campagna, cantina e mercati. Veronica si occupa di amministrazione e ospitalità in azienda. 

Roberto è sempre pronto a dare una mano, ma ha dato piena autonomia ai figli nella gestione dell’azienda. 

Aveva cominciato a imbottigliare il suo Teroldego nel 1973, ed il colore dell’etichetta rosso fuoco stava ad indicare il colore rosso rubino appunto del Teroldego, ma principalmente l’ardore per la nuova avventura di vignaiolo, dopo aver conseguito nella prestigiosa scuola agraria di San Michele, il titolo di enotecnico.

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Nel 1976 ha riaperto la distilleria, in virtù di una vecchia tradizione familiare con un piccolo impianto distillatore, per creare dalle proprie vinacce l’Acquavite di vinaccia di Teroldego. La prima monovitigno del Trentino.

L’azienda si sviluppa su una superficie di Ha 14 (SAU) suddivisa in tre appezzamenti, tutti coltivati a vite. Campo Rotaliano, circa 4 ettari per la produzione del Teroldego Rotaliano, allevato con la classica pergola trentina; Maso Nero e Spiazol, circa 10 ettari sulle colline di Lavis a circa 450 metri di quota, allevato a guyot e sistemato a ritocchino, con una pendenza del versante pari al 45%.

Le varietà in ordine di importanza coltivate sono: naturalmente il Teroldego, la Nosiola, con particolare attenzione alla versione vinificata sulle bucce, per esaltare la fruttuosita, la fragranza e la personalità della bacca, Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, per ottenere TrentoDoc.

Il Moscato Rosa, che inebria con i suoi personalissimi profumi di petali di rose e una raffinata dolcezza, i palati italiani.

La Rossara, vino di un tempo riscoperto, coltivato nel passato assieme al Terodego sul Campo Rotaliano. 

Dal 2010 l’azienda abbraccia il biologico, Roberto sbuffa: «Non sopportavo più di intossicarmi con i veleni e inquinare il mio vino e le mie campagne. Una scelta difficile e onerosa ma il risultato è fantastico per l’ambiente e per i miei vini». 

Zeni non si è limitato alla gestione della sua azienda, ma si è  dedicato al sociale, per 10 anni ha ricoperto l’incarico di assessore all’agricoltura di San Michele. Ma è stato anche consigliere dell’Istituto trentino della grappa, presidente dell’associazione vignaioli, per tre mandati negli anni 1995/2005 consigliere del Comitato vitivinicolo per conto dei vignaioli, anni '80/'90 e socio fondatore della Fivi.

«Quindi tantissimo impegno - ricorda  Roberto - ma grande opportunità di conoscere i propri colleghi, le problematiche nei singoli settori, esperienze di vita, da travasare nella mia azienda.

Possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni or sono e quella attuale? Innanzitutto qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo nel campo viticolo? 

«Oggi disponiamo di strumenti impensabili cinquant’anni, il centro tecnologico della fondazione Mach che collabora fattivamente con l’agricoltura in termini di conoscenze specifiche, corsi di formazione per l’uso dei fitofarmaci, patentino, controllo degli atomizzatori, centro meteo, ricerca con risultati molto interessanti su selezioni resistenti alle malattie fungine (tema di grandissima attualità per l’ambiente).

Poi,  l’applicazione dei ferormoni per la difesa della Tignola; ma anche il protocollo d’intesa tra Consorzio e produttori per l’eliminazione di tutti i fitofarmaci di classe 1° e 2° regolamentando uso e tipologia di prodotti a basso rischio ambientale.

E l’attuazione del Piano di azione nazionale: il Trentino è stato faro per tutta l’Italia in merito alla regolamentazione dei fitofarmaci; anche se non è stato per nulla comunicato, un vero peccato.

E con grande disappunto si avverte la mancanza della comunicazione del vino. Il Trentino del vino ha perso il treno della comunicazione tipica degli anni '80. Con lo slogan: Trentino, unica regione d’Italia che fa rima con vino. Avevamo il mercato in mano, come ora lo abbiamo con il Trentodoc. 

Mi dirà, cosa centra il vino con l’agricoltura: viviamo in simbiosi...».

Lei ha sempre venduto in proprio le bottiglie, quali sono i principali mercati? 

«Da sempre abbiamo puntato su enoteche, boutique gastronomiche, negozi di prodotti tipici in tutta l’Italia, vinerie e ristorazione qualificata. 

l’Italia è sempre stata il nostro mercato di riferimento, ma abbiamo clienti in Germania, Svizzera, e Stati Uniti con il Teroldego».

È noto che il mercato dei vini rossi sta soffrendo, lei produce il famoso Teroldego Rotaliano: riesce collocarlo a prezzi remunerativi? 

«La congiuntura economica mondiale tendenzialmente negativa non favorisce sicuramente serenità sui mercati, il mercato del vino non è esente, ma avendo seminato bene in termini di qualità e clientela il mio Teroldego è tutt’ora apprezzato e acquistato».

Si è mai pentito della scelta fatta oltre 50 anni or sono di impegnarsi in agricoltura?

«Assolutamente no. È stata una scelta dettata dal cuore e portata avanti sempre con grande coraggio e passione.

È naturale che durante tutto il mio percorso di vignaiolo ci sono stati momenti difficili e scoraggianti, ma con l’aiuto della mia famiglia abbiamo superato ogni difficoltà».

Quali hobby riesce a coltivare?

«Da giovane ho sciato e ho praticato windsurf  a Torbole, oggi leggo un buon libro prima di addormentarmi».













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