Predazzo, Thomas Bosin: nuova generazione di una storica famiglia di allevatori
Con il fratello Matteo e il papà Valentino porta avanti l'azienda creata dal nonno Primo, leader degli allevatori per molti decenni. «Fra i progetti la modernizzazione della stalla e il ricorso alle nuove tecnologie per favorire il benessere dell’animale del lavoratore»
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Le olimpiadi invernali in corso in questi giorni a Predazzo per gli allevatori più che una cosa piacevole, creano problemi sul fronte dei trasporti, perché la mandria delle vacche ha le sue esigenze per 365 giorni all’anno.
L’intervista del giovane della settimana è quella al 22enne Thomas Bosin, esponente dell’ultima generazione di una delle storiche famiglie di allevatori di Predazzo.
Thomas è infatti nipote di Primo Bosin, leader degli allevatori per molti decenni, venuto a mancare all’inizio dell’anno. A lui un deferente ricordo per le tante cose belle che ha realizzato per la valle, della quale era punto di riferimento anche a Trento.
Thomas, sta completando il corso biennale delle 600 ore organizzato dalla Fem per ottenere il brevetto professionale agricolo, condizione per accedere anche al premio d’insediamento in azienda.
«Il corso - racconta - è stato interessante, partendo dal presupposto che io non sia una cima nello studio, ma la materia che per lo più mi ha sempre affascinato è la zootecnia.
L'ho frequentato per aggiornare le mie competenze a livello agricolo, e con il premio d’insediamento che peraltro non ha ancora chiesto, modernizzare la struttura aziendale».
Thomas è sentimentalmente legato da circa quattro anni con una ragazza piemontese, anche lei figlia di allevatori, che da circa un anno lavora con lui nell’ambito dell’agriturismo, portando nuove idee e contribuendo a migliorare il contesto.
Thomas, guardando avanti, che cosa state preparando?
«Nei progetti futuri c’è la modernizzazione della stalla da portare avanti con mio fratello Matteo, visto che è stata costruita da nonno Primo. Penso alla realizzazione di una stalla libera. E vorremmo anche sfruttare le opportunità delle nuove tecnologie per favorire il benessere sia dell’animale che dell’allevatore. Pensiamo anche all’introduzione di robot da mungitura, per esempio».
L’azienda Bosin, è da sempre una delle principali realtà di vacche da latte di Predazzo, con 50 animali in lattazione e 30 capi da rimonta fra manze e vitelle.
La superficie complessiva dell’azienda è di Ha 40 tutti coltivati a prato e localizzati tra Ziano, Predazzo e Bellamonte, effettua 3-4 tagli all’anno nel fondo valle e a Bellamonte 2 tagli. L’azienda è autosufficiente per l’80% di foraggio.
La produzione media capo delle vacche, tutte di Pezzata Rossa, è di 75 quintali/capo a lattazione. Questi i titoli principali: grasso 4.20 Proteine 3.55 carica batterica 5000.
Perché la scelta di un un giovane come lei di fare l’allevatore?
«Grazie a mio padre e a mio nonno, che hanno saputo trasmettermi la loro passione per questo mestiere. La soddisfazione di vedere crescere un vitello che hai fatto nascere o un raccolto seminato che prende vita è qualcosa di unico.
Sono grandi soddisfazioni che ripagano anche nei momenti più difficili, perché questo lavoro a volte mette a dura prova, ma non bisogna mai perdere la speranza».
Da quando tempo lei è inserito in azienda?
«A livello lavorativo all’età di 17 anni, al termine del mio percorso scolastico.
La nostra è una società semplice agricola con tre soci, io e mio fratello Matteo oltre al papà Valentino. Attualmente ricopro il ruolo di coadiuvante; al termine del corso entrerò ufficialmente come socio a fianco di mio padre e di mio fratello. Il mio compito principale è occuparmi dei vitelli, dalla nascita fino allo svezzamento».
Thomas, ha anche un sogno nel cassetto, ed è quello di inserire in azienda bovini da carne e avviare una macelleria aziendale.
Quali rapporti avete con la questione ambientale?
«Siamo un’azienda che crede nel biologico, infatti i nostri prati sono certificati biologici e sempre in futuro ci piacerebbe raggiungere la certificazione biologica anche sull’allevamento».
Dove conferite il prodotto, ne siete soddisfatti?
«Al caseificio sociale Latte Trento. Siamo molto soddisfatti della collaborazione, anche perché, grazie a una struttura più ampia, ci ha permesso di utilizzare l’insilato come scelta alimentare per i nostri capi. Inoltre, ci consente di valorizzare il prodotto mantenendolo sul territorio».
Lei ha anche impegni nel sociale?
«Sì, mi impegno nella tutela di una razza di galline autoctona in via di estinzione, contribuendo alla sua conservazione e valorizzazione, con l’associazione Pro Patrimonio Montano».
E quali hobby?
«Ho molte passioni, tra cui la pesca e le lavorazioni artigianali, in particolare del legno».
Cosa dicono gli amici della scelta?
«A volte è difficile coniugare vita privata e lavoro, soprattutto perché è un’attività impegnativa e spesso imprevedibile. Nonostante questo, gli amici comprendono la scelta, la supportano e ci sono nei momenti giusti.
Altri giovani in paese sono imprenditori agricoli e che intesa avete fra di voi?
«Sì, in valle ci sono diversi giovani imprenditori, soprattutto nel settore dell’allevamento, e siamo più o meno tutti coetanei. L’intesa non è sempre scontata, ma quando c’è bisogno, alla fine ci si dà sempre una mano».
[nella foto, da sinistra, Thomas, il papà Valentino, il nonno Primo e il fratello Matteo]