Consiglio di Villa: Vender e Nicoletti chiedono l’uno le dimissioni dell’altro

VILLA LAGARINA. Consiglio comunale agitato a Villa. La mancata fusione con Pomarolo deve aver risvegliato qualche malumore non ancora sopito tra i membri della maggioranza ed è esploso nell’ultimo...


Paolo Trentini


VILLA LAGARINA. Consiglio comunale agitato a Villa. La mancata fusione con Pomarolo deve aver risvegliato qualche malumore non ancora sopito tra i membri della maggioranza ed è esploso nell’ultimo consiglio. L'assessore Marco Vender e il consigliere Alessandro Nicoletti non se le sono mandate a dire. La seduta si è svolta in ritardo rispetto al limite temporale voluto dalla Provincia (31 marzo) e all'arrivo del richiamo formale da piazza Dante, il vicesindaco Vender ha incolpato pubblicamente il presidente del consiglio (e compagno della coalizione Villa Lagarina Insieme) Nicoletti dell'accaduto e ne ha approfittato per svuotare il sacco.

Vender all’attacco

«La delibera che accompagna l'approvazione del bilancio - ha tuonato Vender - si sarebbe dovuta approvare entro il 31 marzo scorso. Oggi siamo oltre quel termine perentorio, fissato dai più alti organi di governo della nostra autonomia. Questo consesso avrebbe dovuto rispettare il termine e riunirsi nelle giornate utili del 29, 30 e 31 marzo (venerdì, sabato e domenica, ndr). Noi, invece, abbiamo disatteso l'impegno. La cosa grave è che non avevamo motivo per farlo ed è del tutto incomprensibile, ingiustificata e arbitraria la decisione del presidente del consiglio di non rispettare il termine ed esporre questo consiglio e l'amministrazione al richiamo formale da parte della giunta provinciale. Finora abbiamo sempre fatto buon viso a fronte della condotta del presidente: dalle continue mancate comunicazioni istituzionali con la sindaca al fatto che ha costantemente ignorato il ruolo politico-istituzionale del capogruppo di maggioranza (Jacopo Cont, ndr), dalla reiterata assenza ai momenti istituzionali fino al poco serio continuo cambio d'ora delle riunioni del consiglio. Siamo passati sopra alla farsa delle sue dimissioni a metà mandato dove ha fatto tutto da solo compresa la sua auto-ricandidatura anche a fronte del mancato consenso sulla sua persona. Non onorando i termini obbligatori di legge, ha frustrato il lavoro dei dipendenti comunali, ha ignorato l'ammonimento fatto dal segretario comunale, non ha dato ascolto alla voce del capogruppo di maggioranza e ha trascurato le raccomandazioni della sindaca... Auspico che il presidente si prenda il tempo per riflettere sulla gravità del suo gesto e che sappia assumere nei prossimi giorni la scelta più rispettosa di questo consiglio cui ha profondamente mancato di rispetto».

Nicoletti replica duro

Alla nemmeno troppo velata richiesta di dimissioni seguita alle accuse Nicoletti ha risposto per le rime: «Posso capire che cinque anni di amministrazione sono lunghi e faticosi - replica Nicoletti - che sono tempi difficili per fare l’amministratore, capisco che il progetto della fusione a tre è naufragato. Capisco tutto e rispetto chi, come Romina Baroni, da ormai anni si impegna in prima linea. Non posso però accettare che non ci sia rispetto verso la persona (io “farse” non ne ho mai fatte!) e verso il ruolo di presidente del consiglio comunale, specie se a mancare di rispetto è un vicesindaco. Bisogna ricordare che il presidente sceglie quando convocare il consiglio comunale, tenendo conto di tutto ma su parametri suoi. Io personalmente scelgo il giorno dove ci sono più consiglieri comunali che confermano la presenza.... Ho scelto il martedì e i presenti sono stati 18, tutto il consiglio. Se poi la data è posteriore ai termini ultimi, ho un elenco nutrito di attività “fuori tempo massimo” che in questi anni si sono accumulate... Sono proprio le dichiarazioni di Vender che, ignorando completamente di informare la sua stessa sindaca e maggioranza, ora mette in crisi il gruppo di Villa Lagarina Insieme. E questa è forse la cosa che mi dispiace di più. Sul suo ruolo di vicesindaco, per altro, ci avevo visto lungo fin dall’inizio indicando che non era la persona adatta. E questo intervento è la dimostrazione che per questo ruolo non ha né la sensibilità e né l'equilibrio sufficienti per essere il delegato del sindaco. Da parte mia, convinto di aver agito sempre per l'interesse dell'intero consiglio non ho alcuna intenzione di dimettermi».













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