«Un posto dove è bello far crescere i figli»
Nicola Canestrini, avvocato. «Servizi ottimi, dimensione umana. Qui per un adulto la qualità della vita è eccellente»
ROVERETO. Nicola Canestrini, avvocato. Nato a Bolzano, cresciuto ad Egna e poi a Ferrara e a Milano. A Rovereto è arrivato professionalmente già formato.
Roveretano per scelta?
Prima quasi per caso, poi per scelta. Nel senso che la mia famiglia è roveretana per origine e tradizione. E a un certo punto, quando papà cominciava ad essere troppo avanti con l’età per continuare a reggere lo studio da solo, è diventato logico venire qua. Solo che pensavo che sarei rimasto per qualche anno. E invece non sono più partito.
A 44 anni è troppo presto per dire se ci resterà per sempre. Ma si può chiedere perché è rimasto?
Perché Rovereto per uno che ha le mie caratteristiche è un posto stupendo per vivere. Praticamente perfetto. Sposato, adulto, con 5 figli. Ho esigenze che sono ovviamente molto diverse da quelle che potevo avere o immaginare di avere a 30 anni. E per le mie esigenze ed il mio modo di vivere, faccio fatica a immaginare una soluzione migliore.
Quindi una scelta razionale, non di riscoperta delle “radici” nè in qualche modo obbligata.
Certo. Razionale e assolutamente convinta. Abbiamo strutture che funzionano benissimo in ogni settore. Scuole pubbliche di qualità, una sanità invidiabile, uffici a dimensione d’uomo. Io ho 5 figli e 4 sono nati a Rovereto in ospedale. Seguiti perfettamente. A scuola vanno in bicicletta e io ce li lascio andare in assoluta serenità. Hanno ogni genere di struttura per fare sport. E c’è anche un controllo sociale che ancora funziona. Ci sono persone che mi telefonano dicendomi di aver visto passare mio figlio da solo e chiedendomi se è tutto a posto, per dire. Questo è impagabile per vivere serenamente, sia noi adulti che i nostri figli. Ma vale anche per qualsiasi cosa ti serva: che sia un ufficio o un artigiano: chiami o passi due minuti e risolvi. Non è che dappertutto sia così.
Forse siamo troppo abituati a questa dimensione diciamo da grande paese per apprezzarne i benefici.
Io giro parecchio oggi e ho vissuto anche altrove e penso di poter dire che meglio di così, ripeto, con la mia età e le mie caratteristiche di vita, non si può stare. Ho amici a Milano che traslocano quando i figli cambiano scuola: ti basta averne due che non vanno nella stessa scuola e non puoi fare altro, perché se ti ci vuole un’ora per accompagnarne uno in una direzione non hai l’ora per accompagnare l’altro nell’altra. E da soli non li mandano. La qualità della vita è fondamentale.
Il prezzo da pagare può essere il senso di asfissia che proprio questa dimensione quasi paesana può provocare, soprattutto da giovanissimi.
Certo. Immagino che un ventenne possa stare stretto in una città come Rovereto che, peraltro, non offre molto in termini di spazi di aggregazione per quella fascia di età. E su questo forse un ragionamento dovremmo farlo. Perché se è vero che la qualità della vita è preziosa, è anche vero che non si può per questo imporre anche a chi ha esigenze diverse una città che di sera è priva di qualsiasi attrattiva. Niente musica, locali con la sordina. È inevitabile che i ragazzi scappino verso Riva o Folgaria o il Bondone. Insomma, la qualità della vita degli adulti non dovrebbe impedire che anche i ragazzi godano di spazi a loro dimensione. E non penso solo ai bar dove ubriacarsi (che comunque, se devono farlo meglio tornando a casa a piedi che in auto da una montagna) ma anche cinema, librerie, luoghi dove sentire musica e ballare. Da questo punto di vista penso che Rovereto potrebbe e dovrebbe migliorare. Perché per me oggi può essere impagabile uscire di casa, camminare 15 minuti e trovarmi in un bosco senza nessuno attorno, ma a 20 anni del bosco non sai cosa fartene.
Pensando alla città, dimensione e servizi sono una sorte di “dote” anche se ben coltivata. C’è qualcosa che si potrebbe migliorare?
A me piacerebbe vedere valorizzata meglio la parte storica, come via della Terra, che mi pare oggi assolutamente sprecata, o Santa Maria. Magari si potrebbero usare i mercatini per recuperare ad un uso pubblico cortili e androne. Mi sembra un patrimonio da sfruttare. C’era stato un tentativo in Santa Maria ma non si è insistito abbastanza: un po’ più convinti, direi che ne vale la pena.
Lei è un avvocato un po’ anomalo, come d’altra parte lo è stato anche suo padre. Per passione o inclinazione, lavora molto fuori città. Essere decentrato qua, alla periferia dell’ “impero”, non è penalizzante professionalmente?
Per niente. Lo pensavo agli inizi ma da questo punto di vista è cambiato il mondo. Oggi si lavora tantissimo con e grazie ad internet, in ogni senso. Con la rete se sei specializzato in determinati settori ti raggiungono non solo dal resto d’Italia, ma da tutto il mondo. E allo stesso modo hai accesso a tutto quello che ti può servire e che in altre epoche ti saresti dovuto andare a cercare. Oggi essere a Milano, o a Istanbul o a Rovereto, dal punto di vista della possibilità di lavorare e di essere raggiunto dai clienti o da chi è interessato alle stesse cose di cui ti occupi tu, non fa la differenza.
E a questo punto torniamo al punto di partenza: la qualità della vita fa premio.
Appunto. Lavoro qua e da qua parto per dove serve o voglio andare. Come farei se fossi in una qualsiasi grande città, perché la dimensione per chi segue settori molto specifici è comunque molto più ampia di una città e addirittura dell’Italia. Con la differenza che vivo sereno a casa mia, sia per me che per la mia famiglia. E questo è un valore aggiunto prezioso, anche se devi andartene per qualche giorno lontano lasciandola qua.
In un mondo che si dice vivrà sempre più di specializzazioni, potrebbe essere anche un valore “vendibile”, nel senso di portare in città persone che lavorano in un altrove indefinito a priori e mutevole, e vivono qua.
Per me sì. Un bel posto dove abitare e vivere serenamente è importante, può fare la differenza. E Rovereto da questo punto di vista è perfetta.
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