Taglio degli stipendi: i magistrati trentini ricorrono al Tar

Impugnata la norma che riduce le paghe oltre i 90 mila euro. I giudici: «Questione non infondata». Deciderà la Consulta


di Ubaldo Cordellini


TRENTO. Da Trento parte la guerra al taglio dello stipendio dei dirigenti dello Stato. Il tar ha rinviato alla Corte Costituzionale il decreto legge 78 del 2010 convertito poi in legge che prevede il taglio del 5 per cento dello stipendio dei dipendenti pubblici che prendono più di 90 mila euro e del 10 per cento per la parte eccedente i 150 mila euro. Il tar era stato investito della questione dal ricorso di 28 magistrati in servizio a Trento e Rovereto. Tra questi ci sono nomi di peso come l’ex presidente della Corte d’appello Francesco Abate, l’ex presidente del Tribunale dei minori Carlo Alberto Agnoli, i pubblici ministeri Marco Gallina, Fabio Biasi e Alessandra Liverani, il presidente della sezione penale della Corte d’appello Carmine Pagliuca, il presidente del tribunale di Trento Sabino Giarrusso e il giudice Giuseppe Serao. Tutti i magistrati in questione sono titolari di un trattamento retributivo superiore ai 90 mila euro lordi all’anno.

A sostegno del loro ricorso sostengono che il taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici viola il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione e il principio di capacità contributiva previsto dall’articolo 53 della Carta suprema. Con riferimento alla propria situazione, i ricorrenti, sostengono, inoltre che la norma lede il principio di autonomia della magistratura. L’Avvocatura dello Stato si è costituita in giudizio sostenendo che la norma in questione si inserisce nell’ambito di una serie di misure eccezionali volte al contenimento della spesa in materia di pubblico impiego. Visto lo scopo della norma, secondo l’Avvocatura, non vi sarebbe motivo per escludere i magistrati dai sacrifici richiesti a tutti i dipendenti pubblici. I tagli previsti sono del 5 per cento per tutti sgli stipendi sopra i 90 mila euro e fino a 150 mila euro e del 10 per cento per la parte eccedente questa cifra. Inoltre per i soli magistrati è previsto anche il blocco degli acconti fino al 2013.

Il tar ha accolto le argomentazioni dei magistrati ricorrenti sostenendo che il provvedimento è iniquo perché impone sacrifici solo ai dipendenti pubblici. Per questo il tar ha dichiarato rilevante la questione di costituzionalità e ha rinviato gli atti alla Corte Costituzionale.

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