Tagli, Divina contro i magistrati trentini

Toghe nel mirino per l’impugnazione del decreto sugli stipendi: «Tutti siamo chiamati ai sacrifici»



TRENTO. «I magistrati impugnano un decreto che taglia le loro retribuzioni. Da ciò emerge almeno una cosa (che si era ignorata): già dal 2010 il governo precedente aveva messo mano ai tagli della spesa pubblica, chiedendo di più a chi aveva di più». Lo afferma in una nota in senatore della Lega Nord Sergio Divina, a proposito dell’iniziativa delle toghe trentine che hanno presentato ricorso al Tar, ricordando come «tutti i percettori di redditi erogati da pubbliche amministrazioni che superavano gli scaglioni dei 90 mila euro e 150 mila euro, sono stati chiamati ad uno sforzo aggiuntivo all'Irpef pagata, con due aliquote rispettivamente del 5% e del 10% per la parte eccedente i 90 e 150 mila euro. Affinché ciò fosse maggiormente accettabile, i membri del Parlamento (deputati e senatori) hanno applicato a loro stessi queste decurtazioni di stipendio nella misura doppia, ossia del 10% e del 20% per gli stessi scaglioni di reddito (già a regime da quando entrò in vigore la nuova legge). Nessuno è felice quando si vede togliere o tagliare qualcosa, ma il momento è tale che se chiedi sforzi a tutti è bene che questi siano proporzionati alle effettive capacità di contribuire di ognuno».

Divina sottolinea come «quello che i magistrati indicano come "famigerato decreto", non chiedeva assolutamente nulla ai percettori di redditi in fasce basse o medio-basse. Si tagliava la spesa pubblica partendo dall'alto. Un preludio della fase di "equità" che avrebbe poi introdotto Monti, che fra l'altro non abbiamo ancora percepito. Orbene, perché mai, se tutti hanno aderito al sacrificio in quanto generico per tutti i pubblici dipendenti, ciò dovrebbe rilevarsi incostituzionale solo per i magistrati? Solo perché a decidere sulla costituzionalità o meno della norma saranno chiamati ad esprimersi sempre (altri) magistrati?».

Secondo Divina «la categoria non sta dando un bel segnale di collaborazione alle sorti del Paese: sulla responsabilità civile, tutti sono responsabili dei propri atti, tranne i magistrati; in merito ai sacrifici, tutti partecipano al risanamento delle casse pubbliche, tranne i magistrati. Dove arriveremo di questo passo, mentre ogni giorno un imprenditore si toglie la vita per l'impossibilità di onorare i propri debiti?».

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