Slot, Borgonovo Re attacca Zeni sul voto 

L’ex assessore: «I timori di ricorsi dai titolari delle sale privi di fondamento». Il gruppo Pd: «Una scelta mai felice, né facile»


di Sandra Mattei


TRENTO. Ora lo scontro sull’emendamento delle slot machine, diventa una frattura aperta all’interno del Pd, con l’ex assessora alla sanità Donata Borgonovo Re che attacca nero su bianco l’attuale assessore, Luca Zeni.

E quest’ultimo che le risponde a stretto giro, firmandosi “avvocato Luca Zeni”, per addentrarsi nelle sentenze della Corte Costituzionale. Ma il caso fin dall’inizio va letto come una scelta politica che per le associazioni che operano nel sociale per prevenire e combattere la ludopatia, è difficile da accettare. Sta di fatto che l’assessore e parte del Pd ha votato a favore dell’emendamento proposto da Giacomo Bezzi (consigliere dell’opposizione) che concede due anni ulteriori alle sale da gioco per spostarsi almeno a 300 metri dai luoghi sensibili (quelli previsti dalla legge provinciale del 2015: scuole, asili, centri anziani).

Borgonovo Re non accetta che nelle motivazioni che hanno portato ad approvare la proroga (il tempo per gli esercenti di sale gioco sarebbe scaduto nel 2020): «Ci sono due sentenze della Corte Costituzionale, la prima del 2011 che ha riconosciuto alla Provincia di Bolzano la facoltà di disciplinare la materia introducendo limiti e regole restrittive per l’installazione di apparecchi in esercizi e l’apertura di sale da gioco. E la seconda (n. 108) del 2017 che ribadisce la competenza dei legislatori regionali, per interventi di prevenzione del fenomeno della dipendenza, anche attraverso la limitazione dell’ubicazione territoriale o in generale a imporre obblighi e divieti a protezione delle fasce deboli». La conclusione della consigliera è che sono gli stessi giudici amministrativi a sostenere la bocciatura dei ricorsi degli esercenti delle case da gioco, quindi le preoccupazioni di Zeni sui ricorsi «sono prive di fondamento». L’assessore risponde che proprio su Bolzano pendono «20 ricorsi di case da gioco, che hanno ottenuto la sospensiva al Consiglio di Stato, pur essendo scaduto il temine previsto e quindi sono tuttora attive». Che il tema scotti, non c’è dubbio, visto che arriva infine la nota del capogruppo del Pd in consiglio provinciale, Alessio Manica, che getta acqua sul fuoco. Afferma che «la giunta ha comunicato ai gruppi il parere favorevole della proroga dell’obbligo di chiusura se non si rispettassero le distanze in base a ragioni di ordine commerciale, giuridico e di difficoltà di applicazione della norma». Ribadisce l’impegno del Pd nella prevenzione della ludopatia e conclude, sulla votazione: «Scelta mai felice né facile, che abbiamo accettato data la delicatezza del tema. Non è stato un voto semplice nemmeno per chi nel Gruppo ha sostenuto la mediazione».













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