l'intervista

Sgarbi: «Io al Mart, fino alla fine»

Il sottosegretario conferma: «Resto presidente fino a quando scade il mandato di Fugatti: sono incompatibile solo con la tv»


Paolo Mantovan


TRENTO. Inseguiamo il presidente del Mart Vittorio Sgarbi fra una inaugurazione e l’altra: tutto perfettamente in linea con i ritardi non programmati, come sempre.

Professore? Presidente? Sottosegretario? Sindaco (di Sutri)? Prosindaco (di Urbino)? Assessore (di Viterbo)? Mi dice lei come la devo chiamare?

Mi dica, mi dica, che cosa voleva sapere?

Se ora è più sottosegretario che presidente. Se rimane legato al Trentino, al Mart, al Mag, o se deve auto-oscurarsi.

Resto, resto.

Ha chiarito sull’incompatibilità?

Sì, abbiamo verificato con gli uffici. In realtà un’incompatibilità con la carica di sottosegretario c’è ed è la presenza in tv: posso partecipare solo come “ospite politico”.

Ma non lo fa sempre l’ospite “politico”, l’ospite comunque?

Sì, ma dovrò sempre essere qualificato come tale. Vabbè, comunque la cosa importante è che abbiamo verificato che l’incompatibilità non c’è con ruoli importanti ma gratuiti – e io presiedo il Mart gratuitamente – e non c’è soprattutto con un ente pubblico non finanziato dallo Stato – e il Mart è finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento.

Vale anche per una Fondazione privata come Possagno?

Sì, vale anche per la mia presidenza della Fondazione Canova di Possagno.

Ma ce la fa a conciliare tutti gli impegni? Non si ingolfa mai? Riesce ad essere produttivo?

Certamente! Ora sto lavorando su nuovi progetti per il Mart e stiamo meditando anche su Riva, sto preparando un lavoro sul Dürer. Ma il presidente in fin dei conti deve dare un indirizzo.

Resta fino a fine mandato?

Intanto confermo che resto fino a fine anno certamente

Fino a fine 2022?

E dopo?

Beh credo che resterò anche fino alla fine del mandato di Fugatti, mi pare fine 2023, no?

Sì, ottobre 2023.

Ecco. Poi lì sorgono due questioni: la prima è se io posso accettare la riconferma per un secondo mandato, la seconda è se Maurizio Fugatti non dovesse vincere le elezioni, cosa che non credo ma che ovviamente devo valutare fin d’ora.

Ma l’impegno da sottosegretario, nell’Italia della cultura, non la assorbe?

Eccome. Guardi che sono traumatizzato dalla quantità di punti su cui devo intervenire per difendere i nostri patrimoni, perché i nostri sovrintendenti non fanno ciò che dovrebbero. Su molte cose vorrei fare come con lo stadio Meazza di Milano, che sto salvando in queste ore. San Siro non è da rifare, non è da abbattere, Milan e Inter sono dei vandali veri e propri. Ora metterò un vincolo sul Meazza.

Vede che deve correre continuamente? Ce la fa a restare qui in Trentino?

Ma guardi, ideare una mostra è una cosa che uno può fare per il suo puro piacere. Quindi le dico di sì: ce la faccio sia per il Mart che per il Mag. È un piacere impegnativo ma è anche un modo per tenersi in allenamento con la produzione intellettuale.

Quindi a rinunciare non ci pensa.

Per rinunciare ci vorrebbe un grande peso di lavoro che arrivi a impedire il piacere di operare per due musei importanti come Mart e Mag.

È vero che dentro questo governo lei si sente quello più a sinistra?

Sì, assolutamente. Perché io sono in quota di me stesso.

Cioè Sgarbi è…

Io sono rappresentante di Rinascimento, che non si è presentato alle elezioni solo per delle incomprensioni, ma sono con Noi Moderati, quindi non sono in quota né di Forza Italia, né della Lega, né di Fratelli d’Italia.

Sì, d’accordo, ma “quello più a sinistra” che cosa significa?

La mia storia. Non dimentichi che io, come sindaco di Sutri, ho dato cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano, perché dare cittadinanza onoraria vuol dire dare onore all’uomo, e bisogna rispondere all’odio con intelligenza. Ma tutta la mia storia parla: io sono stato in lista con Pannella, io sono stato liberale.

Ma allora qualificandosi così lei vuol dire che questo governo non è di centrodestra ma di destra? È un governo di centrodestra o di destra?

Non lo so. Dal punto di vista di quello che devo fare io, io so che sono chiamato a fare il “conservatore”. Non un conservatore sul piano ideologico, che ha un valore relativo, ma conservatore dell’arte e della nostra cultura che ha un valore assoluto, che vale per un direttore di museo come per un restauratore. Quindi io mi pongo come conservatore non strettamente politico ma conservatore che risponde al dovere di tutela del patrimonio artistico e paesaggistico.

Quindi resta anche qui a conservare.

Certamente per un anno resto. Oggi (ieri ndr) inauguro mostre del Mart, poi ritornerò per “Giotto e il Novecento”, perché Giotto si lega a Sironi e a Carrà. E poi sarò qui l’11 dicembre quando verrà il grande regista russo Sokurov a presentare il suo ultimo film con la proiezione del quale festeggeremo i vent’anni del Mart.

Buone inaugurazioni.

Grazie. Buon lavoro a lei.

 













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