SALUTE

Scoperti in Trentino 700 tumori all'anno grazie allo screening

L’attività di screening permette di individuare in media 680 tumori all’anno e di intervenire positivamente su oltre il 90 per cento di essi. I dati si riferiscono allo specifico lavoro di prevenzione che viene effettuato in provincia di Trento per verificare la presenza di carcinomi alla mammella, al colon retto e al collo dell’utero



TRENTO. L’attività di screening permette di individuare in media 680 tumori all’anno e di intervenire positivamente su oltre il 90 per cento di essi. I dati si riferiscono allo specifico lavoro di prevenzione che viene effettuato in provincia di Trento per verificare la presenza di carcinomi alla mammella, al colon retto e al collo dell’utero. La positività più diffusa si rileva al seno (qui si trova il 25% di tutti i tumori), mentre al colon si individua il 10 per cento delle forme tumorali.
 La campagna di screening promossa dall’Azienda sanitaria funziona. La risposta agli inviti spediti regolarmente verso la fascia di popolazione potenzialmente a rischio è molto alta, superando i riferimenti nazionali, segno anche che sugli aspetti sanitari c’è molta attenzione e molta sensibilità. Lo screening del tumore del collo dell’utero è stato il primo ad essere avviato in provincia: ne fa fede anche la percentuale bassissima di decessi in questo ambito, lo 0,3%. Nel giro di tre anni (il tempo che passa tra un controllo e il successivo) vengono invitate circa 130 mila donne, praticamente tutta la popolazione tra i 25 e i 65 anni. E chi non risponde all’Azienda sanitaria esegue il pap test comunque, organizzandosi autonomamente. “Sfugge” allo screening soprattutto la popolazione straniera. A 3 donne ogni 1000 che hanno fatto il pap test viene diagnosticato un tumore o una lesione ad alto rischio.
 Allo screening mammografico l’adesione è massiccia: risponde quasi l’80 per cento delle invitate, quando la media nazionale è intorno al 56 per cento. Ogni anno partono 26 mila lettere. Il servizio è rivolto a donne tra i 50 e i 69 anni che in Trentino sono circa 62 mila. Ogni mille donne che hanno fatto una mammografia, 7 sono state invitate all’intervento chirurgico: 5,6 avevano un tumore maligno.
 L’ultimo nato come servizio di controllo e prevenzione è lo screening al colon retto che riguarda uomini e donne tra i 50 e i 69 anni. Qui l’adesione all’invito è al 53 per cento, buona se si raffronta al dato nazionale che è del 46 per cento, ma che potrebbe migliorare. Anche perché l’esame iniziale è piuttosto banale perché è mirato ad individuare eventuale presenza nelle feci. E’ quindi un banalissimo esame. Curioso invece che chi viene richiamato per una colonscopia - decisamente più “invasiva” - aderisce in una percentuale altissima, l’88 per cento. In circa 4 persone ogni mille sono stati diagnosticati tumori maligni, in quasi 20 adenomi (tumori benigni) avanzati e in 10 adenomi a basso rischio. Lo screening riguarda una popolazione potenziale di oltre 100 mila persone, ma c’è ancora un po’ di resistenza nell’accettare gli inviti dell’Azienda sanitaria. Curiosamente sono due gli aspetti che limitano il successo dello screening: un è il fatto che soprattutto gli uomini sono molto restii ad affrontare temi sanitari in genere, e questo in particolare. C’è un tabù difficile da superare su queste tematiche. L’altro aspetto riguarda il coinvolgimento delle città. Statisticamente nei centri urbani la risposta a campagne di prevenzione viene accolta con più difficoltà rispetto al territorio circostante e periferico.













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