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Sciare in mezzo ai prati. Il weekend «africano» sulle piste di Folgaria

Il panorama di domenica scorsa, da Passo Sommo al forte: le «strisce» superstiti nel bosco e nell’erba. Ma ieri ci ha piovuto sopra


Gigi Zoppello


FOLGARIA. Per carità, a qualcuno piace così. Come ai circa 250 bambini inglesi di Birmingham, che questa settimana sono ospiti di Folgaria per le loro vacanze sulla neve, con maestri e accompagnatori. Ma certo il panorama non è dei migliori. Anzi, è francamente spaventoso.

Mentre a pochi chilometri in linea d’aria gli ambientalisti protestavano contro la realizzazione di nuovi impianti da sci, domenica scorsa un discreto numero di appassionati dello sci hanno sfidato il clima (intorno ai 10 gradi di temperatura al mattino) e soprattutto le «strisce di carta igienica» (come le ha definite il professor Daidola ieri su questo giornale). Perché la realtà dei fatti è questa: domenica scorsa le piste di Folgaria erano delle corsie di neve - neanche tanto compatta - in mezzo ai prati che stanno già verdeggiando.

Se ieri ci si aspettava una nevicatina salva-stagione (si punta ad arrivare a Pasqua), in realtà la perturbazione di rapido passaggio ha portato pioggia, finendo con il provocare lo scioglimento ulteriore della (poca) neve rimasta.

Salendo a piedi da passo Sommo al forte fra i 1240 e i 1550 metri di quota, moltissimi i camminatori) , si costeggia la pista che dalla Stella d’Italia porta verso i campi di golf di Costa. E in mezzo c’è l’incredibile visione del tapis roulant di raccordo, oggi un nastro trasportatore in mezzo ad un vasto ghiaione.

Va bene così, come ha detto poche settimane fa il sindaco Michael Rech: «Quando negli anni 2005-2010 si affrontò il tema degli impianti a bassa quota, fu fatto uno studio da un esperto di clima che sosteneva che il comprensorio di Folgaria avrebbe potuto mantenere negli anni un innevamento da dicembre a marzo».

Uno studio presentato e commissionato da Folgaria, per dimostrare che «lo sci a Folgaria ci sarà sempre». Erano gli anni nei quali la neve la si portò sulle piste anche con l’elicottero. Con costi stratosferici.

Per Rech non c’è problema, e naturalmente è colpa dei giornali: «Dopo tutti questi anni, siamo ancora qua con i nostri impianti funzionanti e con numeri che continuano a incrementare. Consiglio quindi alla politica e ai media - diceva Rech - di affrontare queste tematiche con un orizzonte temporale più ampio. Il fatto di avere ancora a cuore lo sci non esclude l’impegno, la ricerca e una linea di sviluppo verso la sostenibilità. Ma sono tante le dinamiche da considerare. È inutile creare caos con titoloni che onestamente da operatore non riconosco. Propongo piuttosto un approccio basato su dati e concretezza».

La concretezza siamo andati a cercarla domenica, e le fotografie qui sopra ne sono la prova. Da mezzogiorno in poi, si scia sulla marmellata, dove c’è.

Ma Folgaria non si ferma: ha già in programma un altro appuntamento all’insegna dell’inclusività. Da domenica prossima un gruppo di oltre 20 ragazzi e famiglie affetti dalla sindrome del "Cri du chat", una malattia genetica molto rara.

Le famiglie, provenienti da tutta Italia, saranno ospitate all’Hotel Vittoria di Folgaria. Per quattro giorni i ragazzi avranno a disposizione i maestri di sci della scuola Scie di Passione, affiancati dagli allievi del corso maestri di sci “Val Gardena” organizzato dalla Snowsports Academy San Marino, a Fondo Piccolo. L’attività sportiva unitamente a quella ludica di gruppo sono ritenute importanti nelle terapie riabilitative, ed in questo caso, anche una preziosa esperienza per i futuri maestri di Sci.

Sperando che ci sia ancora neve. O marmellata.













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