Saviano: «Il Trentino è preda delle mafie»

L’autore di Gomorra commenta i casi di infiltrazione sugli appalti per l’A22 e sul Not dice: «Aspettatevi l’assalto delle organizzazioni su cantieri e servizi»


di Luca Pianesi


TRENTO. «Il Trentino ha un alto consumo di coca ed è una regione appetibile e strategica per la latitanza, per stoccare coca per il transito. Inoltre il livello di guardia è bassissimo e per questo la vostra meravigliosa regione resta preda delle organizzazioni». E’ un Roberto Saviano a tutto tondo quello che si concede al Trentino per un’intervista che, attraverso l’analisi delle rotte della cocaina, parte dal mondo, attraversa l’Italia e raggiunge la nostra provincia. Un territorio che si sta scoprendo sempre più vulnerabile alle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose, come aveva rilevato anche il nostro quotidiano a fine marzo, con l’inchiesta “L’ombra della camorra su un appalto dell’A22”. «Un appalto - commenta a riguardo Saviano - vinto da una costola imprenditoriale vicina al clan camorristico D’Alessandro». E che ha, a detta dell’autore di Gomorra, nella maxi opera del Nuovo Ospedale del Trentino «un’occasione di assalto ai sub appalti di Impregilo, irripetibile» per la criminalità organizzata.

Saviano, partiamo dal suo ultimo libro “ZeroZeroZero”, una lunga inchiesta sul mondo della cocaina, e dal Festival dell’Economia di Trento che aveva come tema portante quello della sovranità. Quanto è influenzata la sovranità degli stati dalla forza del narcotraffico?

Ci sono alcuni Stati dove l’influenza delle organizzazioni criminali ha un peso enorme. Penso all’Ucraina, penso al Messico. Penso alla Russia, alla Bulgaria. Per descrivere la Bulgaria c’è un’espressione che spesso viene utilizzata: mentre l’Italia è uno stato con dentro la mafia, la Bulgaria è una mafia con dentro lo stato. Il mondo interno non si rende conto di quanto il narcotraffico sia ramificato e influenzi anche territori apparentemente immuni.

Per esempio?

Per esempio la storia politica di Julija Timošenko, in Ucraina, incrocia più volte la storia criminale di Semen Mogilevic che, in ZeroZeroZero provo a dimostrarlo, è uno dei più grandi capi della mafia russa. La politica messicana è totalmente influenzata dal potere del narcotraffico e persino la politica americana ne subisce le conseguenze. Lo steso Obama ha dichiarato che il narcotraffico e uno dei pericoli principali per la democrazia americana. Paesi insospettabili come il Canada o l’Australia vivono una pressione dal narcotraffico gigantesca ma poco percepita, perché in quei territori si spara poco, si uccide poco, ma si ricicla molto.

Come si manifesta questa ressione?

Il tipo di influenza che esercitano si concretizza nel percorso economico. Le organizzazioni criminali rilevano, ad esempio, le aziende che entrano in crisi. In Italia ci sono molti casi al vaglio della magistratura: una grande azienda dolciaria, tra le più famose della storia italiana, secondo un’inchiesta dell’antimafia di Napoli, sarebbe stata rilevata dal clan Fabbrocino del Vesuviano. Le organizzazioni criminali influenzano i governi nel momento in cui si inseriscono negli appalti più importanti. E i loro “fatturati” sono talmente alti che riescono a condizionare, in alcuni territori, la politica locale e, quindi, la politica nazionale. Come le grandi aziende, non hanno le mani su tutti i politici o su tutto il governo, ma solo su alcuni uomini chiave. Spesso i più affidabili non sono affiliati, ma sono pedine sullo scacchiere economico-finanziario.

L’Italia quanto paga in termini di sovranità all’industria della cocaina?

In realtà l’Italia non si accorge del tributo che paga all’industria della cocaina perché non si rende conto di quanto la narcoliquidità sia centrale. Aziende che entrano in crisi e vengono “salvate”, negozi di “compro oro”, distribuzione di generi alimentari e carburanti, sono tutte attività su cui le organizzazioni criminali spesso mettono le mani. La stessa Confindustria, la maggior parte delle volte, percepisce il problema mafioso come un problema di pizzo o di riciclaggio puro, cioè di aziende che vengono comprate solo per riciclare e letteralmente svuotate. In realtà c’è tutto un doping all’economia che non è visibile. Un’azienda vince un appalto e se è legata ai clan può permettersi il gioco del massimo ribasso: costi bassi e tempi brevi perché gli introiti maggiori vengono dal mercato della coca. Quelle aziende servono essenzialmente per ripulire capitali. In questo modo chi opera nella totale legalità resta tragicamente indietro perché non riesce a proporre prezzi concorrenziali.

Il Trentino come è messo da questo punto di vista?

Il Trentino è in una situazione non facile perché il Nord, tutto, sconta un atteggiamento irresponsabile di parte della politica che nega ogni presenza mafiosa. È tipico della cultura leghista mentire sulla presenza delle organizzazioni criminali o considerarsi estranea. Il Trentino ha un alto consumo di coca ed è una regione appetibile e strategica per la latitanza, per stoccare coca per il transito. Questo per la scarsa attenzione al fenomeno mafioso dovuta alla quasi totale assenza di omicidi importanti. Ma come l’inchiesta “Aspide” ha dimostrato, il meccanismo criminale tende ad arrivare attraverso le aziende in crisi, e anche di questo non ci si sta accorgendo. Le aziende in crisi vengono avvicinate nel solito modo: il commercialista consiglia al cliente di far entrare come soci altri imprenditori che sono vicini alle organizzazioni criminali, ma il cliente questo lo ignora. In genere i commercialisti consigliano questo percorso quando i crediti dalle banche non arrivano più. È così che si consente alle mafie di entrare nelle aziende in crisi. Spessissimo è il commercialista, quindi un uomo di massima fiducia, a fare da anello, da tramite e collegamento con gli uomini dei clan che prima entrano come soci per poi diventare gli effettivi proprietari dell’azienda.

Il “Trentino”, negli scorsi mesi, ha portato alla luce le infiltrazioni della camorra su un appalto dell’A22, che opinione s’è fatto?

La storia degli appalti per l’A22, vinti, e poi bloccati, da una costola imprenditoriale vicina al clan camorristico D’Alessandro, è interessante. Uno dei capostipiti della famiglia che aveva vinto l’appalto per l’A22 in Trentino, aveva come suocero Gaetano Coppola detto “Cassa mutua”: questo soprannome la dice lunga sulla sua capacità di disporre e distribuire liquidità. Infatti, anche le infiltrazioni della camorra negli appalti per l’A22, sono avvenute con il meccanismo del massimo ribasso. Le aziende legate al clan sono infatti riuscite a proporre un prezzo bassissimo proprio perché hanno la cassa mutua della coca. Tra l’altro, l’organizzazione che ha vinto in Trentino fu tra le prime, negli anni Ottanta, a importare il crack in Italia per far abbassare il rischio aids. Il crack che si sniffava doveva sostituire l’eroina che invece si iniettava. Questo dettaglio,apparentemente incongruente, dice in realtà molto sull’attenzione del clan al territorio.

Altra inchiesta del nostro quotidiano è stata quella sul maxi appalto da 1 miliardo e 800 milioni di euro vinto da Impregilo per il Not, opera molto discussa e che smuoverà ingenti capitali. Ci sono richi di infiltrazioni mafiose anche lì?

Sui lavori per il Nuovo Ospedale del Trentino mi sento di dire questo: Impregilo ha vinto l’appalto, ma sono sconfortato sui subappalti. Aziende legate a ’ndrangheta e camorra, in connessione con l’imprenditoria locale fortemente in crisi, cercheranno di assaltare questo enorme appalto soprattutto nel movimento terra e nei servizi: mense, guardiania, pulizie. Questa mia può sembrare una previsione apocalittica, ma sono convito che il Trentino, come gran parte del Paese, non sta dando il giusto peso alla presenza mafiosa sul proprio territorio. Sarà costretto a farlo quando ci saranno omicidi, se ci saranno. O quando inchieste partite dal Sud lo permetteranno. Per ora la guardia è bassissima e questa meravigliosa regione resta preda delle organizzazioni.

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