l’opera

Sardagna, il cedro vandalizzato rinasce come monumento

La pianta, vandalizzata con un liquido corrosivo che l’ha portata alla morte, era destinata all’abbattimento. Ora è un simbolo di monito


Daniele Peretti


TRENTO. Bucato il tronco dell’albero, hanno buttato al suo interno un liquido corrosivo, probabilmente varechina, portandolo alla morte: è l’ignobile l’atto vandalico compiuto da ignoti tempo fa contro un albero di cedro a Sardagna.

In poco tempo il cedro si è seccato e sarebbe stato destinato all’abbattimento. Tuttavia, grazie all’intuito artistico di Egidio Petri, scultore del legno di Segonzano, non solo è stato salvato, ma è diventato anche un monito simbolico.

La prima parte del tronco regge ora una nave scolpita nel legno che ha un’aquila a prua che con un atteggiamento minacciosamente attento scruta l'orizzonte, mentre sulla poppa c’è una coppia di un uomo e una donna.

Nel mezzo, tanti animali selvatici e domestici come a richiamare una moderna arca di Noè. Le foto sono state diffuse dalla Circoscrizione di Sardagna e costituiscono un'ulteriore conferma del rapporto con la natura diretto tipico delle comunità di montagna, del tutto diverso rispetto alla città dove un’idea di questo tipo non sarebbe mai stata possibile: quel che rimaneva del cedro sarebbe infatti stato abbattuto.

L’opera di Egidio Pedri, in questo senso, è sia un insegnamento che un monito.













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