Salumificio Marsilli, 38 in cassa integrazione

Aria di crisi al salumificio Marsilli: non ci sono commesse, da lunedì circa metà dei dipendenti sarà in cassa integrazione per 13 settimane



Aria di crisi al salumificio Marsilli: non ci sono commesse, da lunedì circa metà dei dipendenti sarà in cassa integrazione per 13 settimane. È il primo provvedimento preso dalla nuova gestione, una cordata di piccoli imprenditori (che non sono del settore e vengono tutti da fuori provincia), i quali già detengono il 34% dell’azienda.


La nuova direzione aziendale è rappresentata da Marco Monti, emiliano, proveniente dalla grande distribuzione, che è ora direttore, e da Umberto Bazan, di Palermo, presidente. Sono a capo di una cordata di piccoli imprenditori provenienti da diversi settori, nessuno dei quali è trentino né è attivo nel settore dei salumifici. L’operazione è partita in estate, hanno acquistato il 34% dell’azienda, ma sono entrati “fisicamente” a Porte di Trambileno solo pochi giorni fa. Se non saranno in grado di recuperare clienti nei prossimi mesi, il destino della Marsilli sembra segnato.

La cassa integrazione a zero ore riguarderà non più di 38 dipendenti, sui 58 totali; è stata richiesta dall’azienda per il massimo periodo possibile, ovvero 13 settimane, a partire da lunedì. Il contratto stipulato con i sindacati parla di cassa a rotazione, ma, come segnala Franco Zancanella della Cisl, «Ieri in bacheca c’era un elenco di 32 dipendenti, in cassa da lunedì. Questa non è rotazione, e se non è un errore materiale dell’azienda, siamo pronti a ritirare le firme».

Non è questo tuttavia il problema più grosso della Marsilli, sulla quale, per l’ennesima volta, si addensano nere nubi. Nel 2008, dopo la gestione Arena, l’azienda era stata rilevata da Armando Zeni, e nel 2009 la Provincia aveva dato un importante aiuto, anche con un lease back tramite Trentino Sviluppo (che ora è proprietaria dell’immobile), con un investimento complessivo di 6 milioni di euro.

Ciò non è bastato, in quanto il fatturato quest’anno chiuderà probabilmente poco sopra i 7 milioni di euro, quando ce ne vorrebbero 15 per garantire il futuro dell’azienda. «Ci hanno parlato di insoluti consistenti di cui non erano a conoscenza - spiega Zancanella - hanno dato un giudizio impietoso della gestione precedente, segnata da spese consistenti ma fuori logica, costo dei dipendenti non compatibile con la realtà aziendale. Hanno definito la struttura attuale diseconomica e pensano ad un trasferimento. Non hanno presentato un piano industriale, ma ci hanno assicurato la trasparenza dei conti e comunque che hanno la capacità economica di ristabilire il bilancio, anche se un aiuto dall’esterno farà bene. Non ci vengono date garanzie al di là di un generico “investiremo”, ed intanto si comincia con la cassa. Mi sembra un film già visto».

«Siamo molto preoccupati - fa Stefano Montani della Cgil - è difficile essere ottimisti davanti ad una situazione del genere. Se non fosse subentrata la nuova proprietà forse saremmo messi ancora peggio, la speranza è che si riescano a trovare nuove commesse al più presto». La settimana prossima i sindacati chiederanno un incontro proprio all’assessore Olivi e a Dellai, anche per conoscere il giudizio che la Provincia dà della nuova proprietà. La preoccupazione è che vada persa non solo un’azienda storica per Rovereto, ma anche la grande capacità professionale dei dipendenti, molti dei quali sono da decenni alla Marsilli













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