«Sì, siamo di Scientology e i servizi sociali sono Ss»

«Noi? Certo che siamo di Scientology». È con questa ammissione che Silvio De Fanti, il vicepresidente nazionale del Comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu), ha aperto il convegno del comitato per i diritti umani

di Luca Pianesi

TRENTO. «Noi? Certo che siamo di Scientology». È con questa ammissione che Silvio De Fanti, il vicepresidente nazionale del Comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu), ha aperto il convegno di ieri a Palazzo della Regione, dal titolo “Ridateci i nostri figli”. Alla replica esplicita all’articolo “Quel Comitato sotto le ali di Scientology”, pubblicato ieri sulle nostre pagine, De Fanti ha fatto seguire parole di scherno prima di aprire la conferenza chiamando sul palco il consigliere provinciale dell’Idv Bruno Firmani. «La psicologia non dà certezze e a dirmelo - ha detto Firmani - sono stati gli stessi psicologi in un convegno. Io sono un matematico ed è quindi per me inconcepibile che dei bambini vengano sottratti a dei genitori sulla base di perizie non certe,è per me contro ogni logica». Dopo Firmani è stato il turno di Caterina Dominici, consigliera del Patt, che è intervenuta ricordando come lei e i suoi colleghi in sala (presenti anche la consigliera provinciale della Lega Franca Penasa e la consigliera comunale Gabriella Maffioletti) fossero lì in rappresentanza delle istituzioni «vicine - a detta sua - all’operato del Comitato contro il brutale operato dei servizi sociali e della magistratura. Nessuno può arrogarsi il diritto di sottrarre dei bambini alle loro famiglie». «I servizi sociali li chiameremo, per semplificare, Ss - ha proseguito De Fanti, tra gli applausi del pubblico - e per fortuna in questa nostra battaglia non siamo soli».

E tra gli “amici del movimento” il vicepresidente del Ccdu ha ricordato anche il senatore Cristano De Eccher e i consiglieri provinciale Pino Morandini (che però in una nota si è nettamente dissociato da Scientology) e Nerio Giovanazzi. Dopo una toccante registrazione audio di una telefonata tra una mamma e una bambina, si sono alternati gli interventi della consigliera comunale Gabriella Maffioletti, dell’onorevole Antonio Guidi, dell’avvocato Francesco Miraglia e della presidente della Onlus Pronto soccorso famiglie (Psf), Antonella Flati. «Sono vissuta in una casa famiglia per 18 anni - ha dichiarato quest’ultima- e ho provato le sofferenze che una tale struttura infligge a un bambino direttamente sulla mia persona. Noi come Psf siamo diventati dei veri e propri detective ed abbiamo smascherato diverse case famiglia. Alcune erano in condizioni vergognose. Come si può far crescere un bambino in quelle situazioni? Servono monitoraggi seri. E poi com’è possibile che un genitore incontri suo figlio solo una volta alla settimana? In alcuni casi una volta ogni quindici giorni? Anche un carcerato vede con maggiore frequenza la sua famiglia. Un ultimo pensiero va rivolto ai papà, troppo spesso penalizzati nelle cause di affido».

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