Referendum, partiti pronti alla battaglia

Il centrosinistra lancerà un comitato di coalizione. Per il no il centrodestra e il M5S. Ma tutti cercano la società civile


di Chiara Bert


TRENTO. Se da stasera Renzi e il governo dovranno fare i conti con il risultato delle elezioni amministrative nelle grandi città, a tutti è chiaro che da domani la battaglia politica si sposterà sul referendum di ottobre, dove si decideranno le sorti della riforma della Costituzione ma anche quelle del governo. E se il fronte del sì proverà a tenere il confronto sul merito, ovvero i contenuti della riforma, difficilmente riuscirà a sfuggire all’impostazione che lo stesso premier ha dato alla consultazione, a cui ha legato il futuro del proprio governo. In Trentino, a differenza delle regioni ordinarie, in gioco non c’è solo il nuovo assetto istituzionale, con il nuovo Senato e il superamento del bicameralismo perfetto, ma anche l’impatto che la riforma avrà sull’autonomia: se per i sostenitori del sì la clausola di salvaguardia mette al riparo la specialità e anzi garantisce un rafforzamento delle competenze a Trento e Bolzano, per i suoi detrattori è vero l’esatto contrario, ossia la riforma renderà il Trentino Alto Adige irrilevante a Roma.

Il fronte del sì. Due settimane fa è stata la ministra delle riforme Maria Elena Boschi a tenere a battesimo il fronte del sì a Trento, in un incontro organizzato dal Pd. Ma da allora c’è stato un cambio di impostazione «e oggi la volontà - spiega il segretario del Pd trentino Italo Gilmozzi - è di costituire un comitato di coalizione, non solo del Pd, che faccia da coordinamento, aperto se sarà possibile anche a mondi ed esponenti della società civile, da Confindustria alla Coldiretti a sindacalisti, politologi e giuristi che hanno preso posizione. E poi favorire tutti i comitati che vorranno nascere». Finora ne è nato uno che ha come referente l’avvocato Valeria Parolari, lo stesso vorrebbe fare anche un gruppo di giovani del Pd. All’incontro all’Hotel Trento con la ministra si sono visti tra gli altri il politologo Sergio Fabbrini, l’imprenditore Quirino Purin, il sindacalista della Fiom Michele Guarda, persone che il fronte del sì spera di coinvolgere, insieme o accanto ai partiti. Alla proposta di Gilmozzi ha dato la sua adesione il segretario dell’Upt Tiziano Mellarini, che aveva disertato l’iniziativa all’Hotel Trento: «Mi sembra la strada giusta per ritrovare lo spirito di coalizione», spiega, «noi ne parleremo in coordinamento (domani, ndr) dove ci sarà una relazione del senatore Fravezzi. A questo referendum è stata data una forte impronta pro o contro Renzi, ma è un limite perché questa è una riforma molto attesa dai cittadini e dalle categorie economiche, quindi mi auguro che il confronto tra il sì e il no non sia solo appannaggio dei partiti». Chi frena ancora, al momento, è il segretario del Patt Franco Panizza: «Ho appreso con piacere che il Pd ha sposato la nostra linea di puntare la campagna referendaria sull’autonomia. Noi siamo favorevoli ad un comitato unitario ma dopo che avremo ottenuto le risposte che abbiamo chiesto al governo. Serve un passaggio che rilanci il patto politico con il governo Renzi a difesa del nostro modello di autogoverno di cui la ministra Boschi si è fatta garante nella sua visita in Trentino. Noi lo riteniamo un passaggio fondamentale che dovrà vedere la presenza delle forze politiche. Almeno il Patt ci sarà sicuramente».

Il fronte del no. Si organizza anche il campo contrario alla riforma. Il primo comitato è nato a Rovereto, coordinatore Michele Berti. Tra i nomi di spicco l’ex parlamentare Renato Ballardini, l’ex magistrato Pietro Chiaro, esponenti di Giuristi democratici, Anpi, Movimento 5 stelle, Rifondazione. A marzo sono scesi in campo l’avvocato Ottorino Bressanini, lo storico Vincenzo Calì, il giurista dell’ateneo di Trento (civatiano) Andrea Pradi, l’ambientalista Luigi Casanova, il ginecologo Emilio Arisi, già portavoce di Sel. Fin qui il fronte della sinistra. A maggio è invece stato lanciato il «Comitato per la buona costituzione: no alle riforme Renzi», con l’ex consigliere provinciale Claudio Taverna e gli ex consiglieri comunali di Fi Giorgio Manuali e Gabriella Maffioletti. Ma è da qui alle prossime settimane che il centrodestra si prepara a mobilitarsi, consapevole che a ottobre la partita sarà politica con la possibilità di mandare a casa Renzi. In campo Lega, Forza Italia, ma anche le civiche, Progetto Trentino e Civica Trentina. «Aderiremo a un comitato che non sarà espressione solo della politica ma anche della società civile», spiega il consigliere provinciale Rodolfo Borga. «Questa è una riforma centralista e l’effetto del combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale sarà che il Trentino Alto Adige non conterà più nulla. Del resto se due parlamentari di centrosinistra come Tonini e Dellai hanno invitato a fare in fretta la riforma dello Statuto, c’è di che preoccuparsi».

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