Provincia, arriva la «fase due» dei tagli

Entro fine mese il piano all’esame dei sindacati. Gilmozzi: altri dirigenti e direttori in esubero, ma nessuno resterà a casa


di Paolo Morando


TRENTO. Prendete nota di queste parole: «Non è un’esercitazione». Le sentiremo sempre più spesso, visto che chi lavora in Provincia sta già imparando a farci l’abitudine. Dopo quelli della prima fase (alternativamente «velocità e crescita» e «nessuno sarà lasciato solo»), è questo il nuovo mantra di Lorenzo Dellai, già profuso a piene mani nei giorni scorsi davanti a tutti i dirigenti e direttori di Piazza Dante schierati nella sala della Cooperazione. E c’è da scommettere che risuonerà più volte anche lunedì prossimo, nel secondo degli incontri, che il presidente della Provincia e l’assessore al personale Mauro Gilmozzi avranno con gli amministratori di Comuni e Comunità di valle: si parlerà di entrate, appalti, acquisti e informatizzazione, gli aspetti cioè su cui da tempo le amministrazioni pubbliche periferiche sono state chiamate a rivedere, snellire, “efficientare” le proprie procedure. Per contribuire anche loro al conseguimento del traguardo dei 120 milioni di euro di risparmio annuo messo nero su bianco nella legge sulla spending review.

Non è un’esercitazione, si fa sul serio. È la “fase due” della riorganizzazione della macchina amministrativa, che dopo il dipartimento della Conoscenza (così ribattezzato in seguito al riassetto interno di servizi e uffici), interesserà a breve un bel pezzo della burocrazia provinciale: si tratta infatti dei dipartimenti Territorio, ambiente e foreste, Agricoltura, turismo e commercio, Industria e artigianato e Lavori pubblici e mobilità. Ovunque accadrà quanto si è già visto a Palazzo dell’Istruzione: l’accorpamento delle strutture interne creerà, diciamo così, un esubero di dirigenti e direttori, destinati ad altri incarichi (magari “speciali”). A quanti toccherà? E a chi? Se ne saprà di più entro fine mese, quando sarà pronto il progetto messo a punto dai consulenti della Deloitte dopo mesi di lavoro a fianco dei dirigenti generali. Progetto che, sottolinea Gilmozzi, non parte da un numero (quello dei tagli funzionali) per costruirvi attorno un nuovo modello gestionale, ma segue la filosofia opposta. La rilevazione dei meccanismi organizzativi è stata eseguita nel dettaglio, identificandone le criticità e i possibili margini di razionalizzazione: tutto è stato acquisito e analizzato. «Ora - afferma l’assessore - si tratta di affinare la proposta e condividerla all’interno delle strutture, portando allo scoperto i nodi e valutando le proposte emerse anche dal confronto interno».

Tutto poi verrà sottoposto all’esame dei sindacati. Già, perché il protocollo sottoscritto a suo tempo dalla Provincia con le organizzazioni dei lavoratori prevede infatti esplicitamente un percorso di “concertazione” sugli aspetti più impattanti della riorganizzazione. Ad esempio per quanto riguarda l’utilizzo innovativo, all’insegna della flessibilità, di funzionari e direttori, con specifici - e fin qui inediti - compiti di coordinamento. Il che potrebbe comportare anche valutazioni contrattuali tutte ancora da definire. «Perché non è detto - sostiene Gilmozzi - che per incaricare una persona di seguire un progetto serva ogni volta creare un nuovo servizio o un nuovo ufficio», afferma l’assessore. Lasciando immutate le poste di bilancio, si capisce, ma premiando comunque il merito. Come? Attraverso gli incentivi del Foreg, il Fondo provinciale per la riorganizzazione e l'efficienza gestionale: «Che siamo gli unici ad aver inventato e che abbiamo preso l’impegno di rifinanziare proprio per il raggiungimento di questo obiettivo».

Preme a Gilmozzi sottolineare una cosa: non ci sono alternative, se non si vuole subire il cambiamento, rimanendone vittime. «C’è una grande differenza tra ciò che stiamo cercando di fare e quanto accade altrove: noi siamo convinti che questo progetto ci permetta di programmare la trasformazione senza dover lasciare a casa nessuno. Qui abbiamo deciso di lavorare su un blocco selettivo del turn-over, sostituendo una persona ogni cinque in uscita, non come fa lo Stato con misure di mobilità obbligatoria per il personale, o addirittura esodi forzosi. No, qui garantiamo che il personale verrà sostituito: parte con assunzioni dall’esterno, parte con la ridislocazione delle professionalità interne, attraverso specifici percorsi di formazione». Senza partire dal totem delle cifre, da un numero “X” relativo alle unità lavoro da eliminare. Poi arriverà la terza fase, vale a dire la riorganizzazione degli altri dipartimenti provinciali: sarà messa a punto dalla Deloitte Consulting nel corso del prossimo anno. Dipartimenti che peraltro, in molti casi, saranno interessati anche dai processi di riorganizzazione ora in arrivo. Potrà accadere, ad esempio, che il progetto che definirà la fase due preveda il riaccorpamento funzionale degli staff legislativi e di ragioneria di singoli dipartimenti a quelli per così dire “generali”, che cioè svolgono il lavoro per l’intera macchina burocratica provinciale, cioè agli stessi dipartimenti Affari finanziari e programmazione e Affari istituzionali e legislativi. In questi casi, ovviamente, prevedendone un rafforzamento per supportare le nuove funzioni assegnate.

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