Sanità

Protonterapia, in otto mesi curati solo 30 pazienti

Centro in fase di rodaggio in attesa dell’inserimento nei Lea. L’obiettivo è di 700 pazienti annuali. E si guarda all’Euregio



TRENTO. Sono 30 i pazienti che hanno completato un ciclo di cure al centro di Protonterapia dell’azienda sanitaria in via al Desert. Altri 10 sono attualmente in trattamento e un ulteriore decina si sta preparando alla terapia. Questi i numeri del nuovo centro per la cura dei tumori che ha iniziato la sua attività nell’ottobre scorso e che saranno presentati oggi nel corso del convegno “Protonterapia: un’opportunità di cooperazione nell’Euregio” che inizierà alle 9 nell’auditorium del Centro servizi sanitari in viale Verona.

Trenta pazienti in otto mesi: si tratta di una partenza lenta, in attesa però che il Ministero della Salute inserisca la protonterapia nei cosiddetti livelli essenziali di assitenza (Lea) da garantire ai pazienti italiani, che dovrebbe garantire alla struttura trentina (unica in Italia assieme al centro di Pavia) un aumento notevole del potenziale bacino di utenza.

Intanto i 30 pazienti curati a Trento (dove sono stati sottoposti a quasi ottocento sedute) sono per metà trentini e per metà provenienti da tutto il resto d’Italia. Si tratta di pazienti adulti (in attesa che il centro si attrezzi per le cure pediatriche) sofferenti di patologie tumorali particolarmente difficili da trattare con altri metodi. In particolare possono essere utilmente curati con la protonterapia i tumori cerebrali e della base cranica, i tumori del distretto cervico–cefalico e i sarcomi. Il fascio di protoni infatti può essere indirizzato verso le cellule tumorali con grande precisione, risparmiando al paziente gli effetti collaterali di altre terapie.

Ogni terapia prevede una trentina di sedute e il centro trentino a regime dovrebbe riuscire a trattare circa 700 pazienti all’anno con un costo pro capite di circa 20 mila euro per l’intera terapia. Nelle previsioni iniziali dell’azienda sanitaria l’entrata a regime era prevista entro tre anni dall’inizio dell’attività.

Attualmente la terapia è a carico dell’azienda sanitaria per i pazienti trentini, mentre per le persone provenienti da fuori regione il costo è a carico delle aziende sanitarie competenti (che devono autorizzare la cura a Trento). Dopo l’accordotra la provincia autonoma di Trento e la regione Veneto (siglato lo scorso dicembre) l’obiettivo è di estendere la rete di collaborazioni tra aziende sanitarie. E il convegno organizzato oggi dall’azienda sanitaria va in questa direzione.

Il costo totale della struttura trentina è stato di 108 milioni di euro. Secondo l’azienda sanitaria per raggiungere i livelli pre-fissati sarà necessario in un primo momento l’inserimento della terapia nei Lea (che l’azienda sanitaria prevede in queste settimane) e una campagna di informazione e promozione che possano rendere il centro trentino di protonterapia un punto di riferimento per i pazienti ma anche per la ricerca.

La terapia anti-tumorale basata sui protoni si basa su ricerche iniziate negli anni Quaranta, ma solo nell’ultimo ventennio le tecnologie sono state utili per le cure. A livello mondiale ci sono una quarantina di centri, di cui sei in Europa. A Trento lavorano attualmente 12 dirigenti medici (tra medici e fisici) coordinati dal direttore del centro, Maurizio Amichetti.













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