Piccolo imprenditore nei guai perché usava la ruspa pignorata

L’uomo aveva debiti con un fornitore, ma cercava di continuare a lavorare per poter pagare i dipendenti



TRENTO. Forse cercava solo di lavorare per poter pagare gli operai. Cercava di andare avanti nonostante che la tenaglia della crisi lo avesse già in parte stritolato, tanto che un creditore gli aveva fatto pignorare la macchina, i furgoni della sua ditta di pavimentazioni stradali e una ruspa. Non sapeva che stava commettendo un reato. O, se lo sapeva, aveva scelto di andare avanti lo stesso per poter finire dei lavori e incassare qualche soldo. Per questo un piccolo imprenditore quarantenne della Valsugana, titolare di un’impresa individuale di pavimentazioni stradali, si ritrova indagato per mancata esecuzione di un ordine del giudice, reato previsto dall’articolo 388 del codice penale.

La storia del piccolo imprenditore è tristemente comune, di questi tempi. La crisi ha ridotto i margini, i debitori non pagano più, le banche non fanno più credito e i creditori vogliono essere pagati. In mezzo c’è il piccolo imprenditore che non ha il capitale per andare avanti e va a finire in cattive acque. E’ quello che è accaduto al piccolo imprenditore della Valsugana che adesso si trova a processo per aver cercato di salvare il salvabile e almeno di pagare i quattro dipendenti che portavano a casa il pane grazie a quel lavoro.

Il piccolo imprenditore annegava nei debiti. Uno dei creditori, però, titolare di un’altra piccola impresa, non ha avuto voglia di aspettare e è andato avanti con la procedura esecutiva per pignorare i beni del piccolo imprenditore. Il creditom in questione era di 67.550 euro. Così è stata pignorata l’Audi A4 del piccolo imprenditore, del valore di circa 40 mila euro. Ma, visto che l’auto non bastava a ripagare il debito, sono stati pignorati anche tre furgoni del piccolo imprenditore e, infine, una pala meccanica di marca Caterpillar. Si trattava di beni dell’impresa che servivano per portare avanti alcuni lavori. Il piccolo imprenditore è stato nominato custode giudiziale dell’auto, dei furgoni e della ruspa.

Però, nonostante il pignoramento, che era stato eseguito il 28 marzo di quest’anno, l’uomo ha continuato a fare uso della sua auto e anche dei furgoni che erano in uso ai suoi dipendenti. In questo modo, però, non avrebbe obbedito all’ordine del giudice che aveva affidato i beni a lui in attesa dell’asta. Per quanto riguarda uno dei tre furgoni e la ruspa, il piccolo imprenditore, inoltre, aveva cercato di sottrarli al pignoramento dicendo che si trovavano presso dei cantieri in Toscana, ma senza fornire informazioni esatte su dove fossero questi cantieri. Inoltre, l’uomo non dava neanche informazioni su altre macchine operatrici senza targa che si trovavano nel garage dell’impresa. Il suo avvocato, Claudio Tasin, ha spiegato che il piccolo imprenditore stava solo cercando di difendere la possibilità di lavorare e di dare lo stipendio ai suoi quattro dipendenti. Il piccolo imprenditore non ha collaborato neanche per permettere di rintracciare gli altri beni di sua proprietà. Per questo motivo il pubblico ministero Licia Scagliarini lo ha messo sotto inchiesta e si avvia a chiedere il rinvio a giudizio.













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