Nei ristoranti c’è il 50% di disdette «Così insostenibile» 

L’allarme. Peterlana: «Preoccupati come ai tempi della Guerra del Golfo» Botto: «I locali si sono svuotati improvvisamente fra domenica e lunedì»  


Fabio Peterlongo


trento. «Non bisogna lasciarsi prendere dal panico, perché il Trentino finora non è stato toccato significativamente dall'epidemia. Ma gli esercizi pubblici e turistici non possono resistere a lungo in queste condizioni. Abbiamo registrato un 50 per cento di disdette e se questo trend va avanti per più di un paio di settimane, il danno diventa insostenibile». Così il presidente di Fiepet Trentino (Federazione esercizi pubblici e turistici) Massimiliano Peterlana racconta l'angoscia degli esercenti: «Non vedevo una simile preoccupazione dai tempi della Guerra del Golfo, la si legge negli occhi di chi lavora nel settore».

A pochissimi giorni dall'esplosione dell'emergenza coronavirus, gli effetti iniziano a vedersi anche nei bar del centro storico. Lo testimonia Walter Botto, titolare dei bar Pasi, Tridente, Muse e del ristorante Forst: «Non abbiamo neppure avuto il tempo per istruire i dipendenti su come comportarsi per minimizzare i rischi, perché i locali si sono svuotati improvvisamente tra domenica e lunedì». Anche Botto è estremamente preoccupato dall'evolversi dell'emergenza: «Abbiamo spese fisse, in particolare gli affitti e gli stipendi, e se questa psicosi non passa non possiamo reggere più di un mese. Nel frattempo potremo ricorrere a riformulazioni dei turni, mandando in ferie concordate i lavoratori, ma sono soluzioni di corto periodo».

Se l'emergenza non dovesse rientrare, il danno all'economia del turismo trentino può essere drammatico: «Ciò che temo è che si diffonda la convinzione tra i turisti stranieri che non è sicuro venire in Italia - riflette Peterlana - Ed è già così, con tanti turisti che vengono convinti a non venire in Italia per evitare la quarantena». Per quanto riguarda Trento l'epidemia in questi giorni sembrerebbe essere il panico, più che il coronavirus: «Stiamo lavorando molto poco, si salva solo finora l'orario dell'aperitivo - ha spiegato Botto - Ma incide sicuramente la chiusura di uffici, scuole e università. La città è come rallentata». Botto ha richiamato la cittadinanza ad un atteggiamento maturo: «Parliamo di una malattia che mette a rischio solo le persone anziane, altrimenti è simile ad un'influenza. Non mi spiego l'allarme generale, gli scaffali dei supermercati vuoti. Abbiamo perso la percezione del fenomeno». Sull'introduzione tra i lavoratori della mascherina, Peterlana ha confermato come l'uso al momento non sia prescritto né necessario: «Ci siamo confrontati come categoria, rispettiamo le regole sanitarie vigenti che sono sufficienti in questa fase».













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