il lutto

Morto Marco Savorelli, lo storico fotografo di Rovereto

Arrivato a Rovereto nel 1946, per decenni ha fissato su carta la vita e i ricordi di generazioni. Aveva 93 anni



ROVERETO. Si è spento a 93 anni Marco Savorelli. Testimone di un’epoca, di una città, di un mestiere, che ormai non ci sono più. Vicini quanto basta perché chi ha almeno una quarantina di anni non abbia bisogno di molto aiuto per ricordare. Ma anche tanto lontani perché ai più giovani riesca difficile anche solo provare ad immaginare.

Marco Savorelli era nato a Treviso nel 1921 ed era «nato» fotografo. Fotografo era suo padre, Agostino, e fotografi i suoi fratelli, Mario e Domenico. Fotografi nell’epoca dei lampi di magnesio, delle foto di famiglia fatte una volta l’anno - i bambini davanti, i nonni dietro - e nelle ricorrenze: i matrimoni, i battesimi, le nascite. L’era del bianco e nero e delle pose rigide, della schiena dritta e della messa in piega, prima di guardare verso quella macchina che trasformava la carta in ricordo, quasi reliquia.

A Rovereto Marco Savorelli era arrivato nel 1946, a 25 anni. Per aprire il suo primo laboratorio da fotografo nella strettoia di corso Bettini. La «Fotorapida Savorelli», nome che avrebbe poi conservato anche spostandosi nella più ampia sede di via della Croce. Ma in quegli anni il «mestiere» era ancora molto più scattare immagini che sviluppare quelle degli amatori e appassionati che sarebbero arrivati nei decenni successivi. Marco Savorelli era stato, per molti anni, «il» fotografo della città.

Chiamato per immortalare i momenti cardine delle vite familiari ma anche capace di proporsi, partecipando agli eventi della vita cittadina o trovandosi nei luoghi più frequentati per ritrarre Rovereto e i roveretani, e poi proporre loro l’acquisto dell’immagine. Era stato anche fotografo per i giornali, il Gazzettino e l’Alto Adige. Lavoratore instancabile: in anni in cui sviluppo e stampa delle foto erano rigorosamente lavoro artigianale, proponeva il «miracolo» di garantire le foto stampate 24 ore dopo la consegna del rullino: la «Fotorapida», appunto. Miracolo che riusciva a realizzare alzandosi prima dell’alba e stampando prima dell’apertura del negozio.

Negli anni aveva avviato alla professione le figlie, Laura e Luisa. E a loro nel 1996 aveva ceduto negozio ed attività. Ma il declino, della professione e della fotografia tradizionale, era ormai avviato. E 10 anni dopo, nel 2006, la Fotorapida aveva chiuso i battenti.

«Marco Savorelli - scrive di lui Mario Cossali - una leggenda per tanti anni a Rovereto, presente con i suoi amabili scatti in ogni album di famiglia, specialmente di bambini e di ragazzi che aspettava al varco ai giardini pubblici, quelli della Pista di via Dante e ai Milano, ora Perlasca, in corso Bettini quando arrivavano, il pomeriggio, accompagnati dalle mamme. Non riuscivano a stare fermi un attimo, ma appena Savorelli con la sua voce autorevole esclamava: “Fermi un attimo, così va bene”, ogni movimento magicamente si arrestava. Quante foto scattate e quante relazioni intrecciate da questo fotografo d’altri tempi, che veniva da una famiglia di fotografi e che ha vissuto nella e con la fotografia gli anni migliori, suoi e della sua famiglia.

Marco Savorelli si era impegnato politicamente nel partito repubblicano e negli incarichi si era sempre distinto non solo per il buon senso, ma anche per la ricerca della chiarezza e della trasparenza dell’agire pubblico. Ho sfogliato proprio oggi, alla notizia della sua morte, a 93 begli anni, il mio album di fotografie di quando ero bambino, tutte sue e mi è venuto da pensarlo contornato da tutti i giovani volti che aveva inquadrato nell’obiettivo e l’ho pensato sorridente, soddisfatto».













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