Le foto dei lettori «opere d’arte» esposte al museo

Premiati i 30 finalisti del concorso «L’uomo e la terra» Tutti i 527 scatti esposti alle Gallerie di Piedicastello

di Paolo Piffer

TRENTO. Anche nell’era del web, e forse più di prima, la fotografia mantiene inalterata la sua forza evocativa e rappresentativa. Capace di provocare emozioni. Chissà, come e ancor meglio delle parole. Se poi finisce in Rete, potenzialmente visibile al mondo, riprodotta per ogni sguardo, racconta, all’infinito, una realtà, l’attimo, il momento. È condivisa, non solo, come fino a qualche tempo fa, da chi ce l’ha materialmente in mano e dall’eventuale cerchia ma da un pubblico che si può moltiplicare ad libitum. Se mai si dovrebbe riflettere sul passaggio dalla pellicola al digitale e sulla possibilità di far scomparire in un attimo o poco più ciò che si è cliccato senza che ne rimanga traccia ma non attiene a quanto di cui sopra: questa la sintesi che i direttori del “Trentino”, Alberto Faustini e della Fondazione Museo storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi, hanno fatto ieri alle Gallerie di Piedicastello premiando i 30 finalisti del concorso fotografico “L’uomo la terra”, che il giornale e l’istituzione museale hanno promosso in occasione della mostra, tuttora in corso negli ex tunnel stradali, sui paesaggi agrari trentini. E per mantenere un doppio canale di comunicazione, tutte le foto, ben 527, arrivate in redazione in questi ultimi mesi, sono state riprodotte in mostra nel tunnel “bianco” (fino all’8 giugno) e sono ancora ben presenti nel sito del giornale. Ma per non farsi mancare nulla, in premio ai finalisti sono andati dei libri fotografici, oltre al catalogo di “Terre coltivate”. Nuovi e sempreverdi mezzi di espressione e informazione, com’è un po’ un giornale, che al passo con i tempi deve pur stare, cercando di non perdere quanto di buono c’era, e c’è. Belle, le foto premiate, ma, ancor di più, tutte con la loro storia, grande o piccola che sia. E siccome in ogni concorso che si rispetti c’è pur sempre una classifica, in questo caso stilata dai lettori con i loro voti (ne sono arrivati 7155), in cima sono arrivati gli orti sociali di Lorenza Panizza. Il figlio Mattia, che ha ritirato il premio, ha fatto la storia di questo scatto. Ambientato a Gardolo, ha ricordato che la mamma ha contattato chi coltiva quegli orti, e sono diversi, parecchi anziani. Ottenendo il consenso per “riprendere” una signora che con il rastrello cura il pezzo di terra. Tra l’altro, una forma sempre più diffusa, in crescita e di tendenza, del rapporto dell’uomo con la terra, specialmente in città. Indice, pure, della trasformazione del territorio. Che dire, poi, della “donzelletta vien dalla campagna”, di Marcello Carlin, che risale a quasi trent’anni fa. È memoria di fatica contadina, del ritorno a casa, ferma il tempo, e ce lo restituisce, in bianco e nero. Oppure, per tornare ai giorni nostri, di “prendersi cura”, terza in graduatoria. Con quel bimbo che annaffia l’orto, mettendoci del suo nel far crescere insalata e verdure. Che è anche una speranza di futuro. Ecco, una foto, in fondo, è tante foto. La puoi interpretare in mille modi. È uno spicchio di mondo. È sensibilità di chi poggia l’occhio nell’obiettivo. E, pure, di chi la guarda, su carta o nel web.