L’Upt a Rossi: «Un errore chiudere alle civiche»

Le reazioni alla convention del Patt. Conzatti: «Tolgono fiato al populismo» Olivi: «Il 2018 è lontano, ma il Pd non rinunci a contendere la leadership»


di Chiara Bert


TRENTO. «Sono d'accordo con Rossiquando dice che i partiti hanno ancora un ruolo - dice la segretaria dell’Upt Donatella Conzatti - ma non sono d'accordo quando afferma che le civiche sono una scorciatoia e una deriva populista». Il giorno dopo la convention del Patt a Sanbapolis, la linea da tenere nei confronti delle liste civiche - protagoniste delle ultime elezioni comunali da Rovereto a Pergine a Borgo - diventa uno degli argomenti di dibattito dentro il centrosinistra autonomista.

Il governatore lo aveva già detto proprio all’indomani delle amministrative: «Non inseguiamo le civiche, la nostra coalizione deve darsi una proposta politica chiara», anche perché «alle comunali le civiche ci sono sempre state, alle provinciali si è visto che c’è bisogno di una sintesi politica». Venerdì lo ha ripetuto davanti alla platea del Patt, lasciando al segretario Franco Panizza - in un abile gioco di ruoli - il compito di mettere sul tavolo l’esigenza di «nuove convergenze sui contenuti» che rispondano alle «domande dei trentini» fuori da logiche di «destra e sinistra». Per Rossi al Patt spetta invece «tenere la barra dritta, perché si fa presto ad imboccare la scorciatoia del civismo».

Ma per l’Upt, che proprio alla dimensione civica guarda con interesse, «le civiche sono la possibilità concreta per i partiti di tornare a rappresentare un modo di fare politica, togliendo fiato e spazio alla demagogia e al populismo», avverte Conzatti. Che invita il governatore a «lavorare per inclusione»: «Il metodo dal basso, caratteristico delle civiche, e utile per uscire dalla supponenza da vecchi partiti, può far crescere la sensibilità che serve per rilanciare la nostra azione politica comune», spiega la segretaria Upt, «dobbiamo essere consapevoli della crisi dei precedenti modelli di politica. Le risposte collaudate di un tempo oggi non funzionano né per risolvere i problemi né per tranquillizzare la società».

Nel tentativo di togliere legna da un braciere di coalizione perennemente acceso, dal palco di Sanbapolis Ugo Rossi ha poi mandato al Patt e agli alleati un altro messaggio: «Non pensiamo adesso a chi sarà il timoniere nel 2018. È tempo di comporre e non di dividere, anche perché le stagioni dei congressi (che da qui a fine anno interesseranno Pd, Patt e quasi sicuramente anche l’Upt, ndr) - ha avvertito il presidente - sono quelle in cui si alzano vessilli», cosa che non aiuta i fragili equilibri del centrosinistra. Gli risponde a distanza il vicepresidente Alessandro Olivi che lo scorso febbraio, dalla sua Leopoldina a Ravina, aveva esortato il Pd a riprendersi la leadership della Provincia, persa alle primarie fratricide del 2013 a favore del Patt: «Anch’io come Rossi non sono interessato a concentrarci oggi sui rapporti di forza che ci saranno nel 2018», assicura Olivi, che però torna ad ammonire il suo partito: «Il Pd è il primo partito e non può rinunciare a contendere la leadership della Provincia. E invece - è l’analisi del vicepresidente - se continuerà a farsi del male in una lotta interna senza esclusione di colpi è proprio quello che accadrà». Per il capogruppo Alessio Manica, invece, «Rossi e il Patt sbagliano a continuare a insistere che destra e sinistra sono categorie superate». «Per me - avverte - una scelta di sinistra è dire che non si costruiscono nuove autostrade come la Valdastico». Messaggio chiaro in vista del tavolo che si aprirà con il Veneto.

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