L’ospedale S.Chiara ormai è alle corde

Punto di riferimento provinciale: in 30 anni +48% dei ricoveri


di Andrea Selva


TRENTO. Meno posti letto, degenze sempre più brevi, ecco la sanità moderna che emerge dai dati pubblicati dall’Istituto di statistica della Provincia. Ma dai dati emerge anche un’altra realtà: la pressione sempre più elevata sull’ospedale Santa Chiara che in trent’anni - dal 1985 al 2015 - ha visto aumentare del 48% i ricoveri (da 23 mila a 34 mila) cercando di far fronte alle nuove esigenze espandendosi (con grande difficoltà) nel ristretto spazio all’interno del quartiere residenziale della Bolghera. Nel frattempo sono diminuite le giornate di degenza (i tempi sono sempre più veloci, si entra in ospedale la mattina e si esce la sera) ma l’ospedale di Trento ha anche dovuto sopportare la chiusura di altre strutture: l’ospedale dei bambini (ospedalino), Villa Igea e il San Giovanni di Mezzolombardo. Tutto questo mentre la riorganizzazione della sanità trentina alzava ancora l’asticella, individuando proprio nel Santa Chiara di Trento l’ospedale di riferimento provinciale (assieme a Rovereto, in misura minore) su cui convogliare le urgenze e la maggior parte degli interventi più complessi.

Tutto come da copione, tranne una cosa: secondo i piani proprio in questo periodo (2018) doveva entrare in funzione il nuovo ospedale del Trentino, cioè l’opera che - dopo la sentenza del Consiglio di Stato di cui abbiamo dato notizia nei giorni scorsi - ha tempi più che mai indefiniti.

In parole povere: la programmazione sanitaria ha puntato tutto sul Santa Chiara di Trento, contando sul fatto che sarebbe arrivato il nuovo ospedale a “dargli il cambio”. Ma il cambio non arriva, i medici cercano di fare miracoli alle prese con una struttura non certo ottimale e l’obiettivo è di ridurre ancora l’ospedalizzazione. Intanto il quartiere residenziale della Bolghera (oltre al traffico) sopporta un aumento dei voli di elicottero pari al 70 per cento dal 2003 al 2016.

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