L'orso «salva» il turismo del Trentino

Anche il sito Visittrentino pubblicizza la sua presenza mentre i privati fanno affari d'oro


Alessandro Maranesi


TRENTO. In una stagione turistica partita fin troppo lentamente pare che le speranze di rilancio ruotino tutte attorno all'orso. Proprio il plantigrado, oggetto di aspre polemiche politiche, è infatti diventato uno strumento di promozione usato persino su quel sito visittrentino.com, gestito da Trentino marketing e considerato il primo portale nazionale nel suo settore.

E' già, perché quando c'è da pubblicizzare la vacanza attiva e le molteplici possibilità che chi ama la mountain bike può godere in Trentino, alla fine la Bibbia del turismo locale non ha dubbi su come richiamare anche il più dubbioso dei possibili visitatori: «171 chilometri di emozioni tra pascoli fioriti, freschi corsi d'acqua, scenari di pietra, sulle tracce dell'orso bruno che qui oggi è tornato a dimorare» è infatti il modo con cui il progetto Dolomiti di Brenta bike chiede di reclamizzare attraverso il maggiore sito di informazione turistica italiana lo splendore del suo territorio e la presenza dei ghiotti mammiferi. A tal punto che subito sotto il pacchetto proposto da Brenta bike un intero paragrafo è dedicato all'argomento intitolato «Sulle tracce dell'orso».

E anche Trentino marketing, pur non proponendo pacchetti turistici "a tutto orso" fa comunicazione istituzionale assieme alla Provincia. «Sottolineiamo il fatto che un ambiente è virtuoso anche perché è abitato da certi animali. E la presenza dell'orso, arrivato grazie al progetto "Life ursus", identifica la salubrità del territorio trentino» affermano le alte sfere della società di promozione territoriale. E poi ci sono i privati. «In un primo momento avevamo pensato di usare il camoscio, poi visto che era già stato sfruttato altrove ci siamo detti: perché non l'orso, visto che spesso abita anche nei nostri territori?».

Detto fatto e Giandomenico Ferrari, responsabile dell'Ursus adventure park della val di Breguzzo, ha deciso di mettere nel nome e nel marchio della struttura che gestisce proprio l'orso. Parco che però col plantigrado non ha niente a che vedere, visto che propone a grandi e piccini percorsi di agilità tra i boschi. Senza, sia ben chiaro, che la visita del grosso mammifero sia prevista. «Ma l'orso ha le sue ragioni di esistere da un punto di vista promozionale, è una figura che è amata dalle famiglie» spiega Ferrari.

Insomma una scelta azzeccata: «Molto azzeccata - continua il gestore -. E' un animale che non viene vissuto dai visitatori come aggressivo per l'uomo ma anzi trasmette simpatia. E se tornassi indietro non avrei dubbi: al camoscio neppure ci penserei». Basta poi andare sul popolare sito di Youtube e digitare le parole "orso" e "Trentino" per scoprire che, tra una conferenza stampa di Erminio Boso e i servizi dei telegiornali nazionali sulla scoperta dell'orso albino, vi sono decine di filmati, alcuni di taglio artigianale altri di fattura quasi cinematografica, che pubblicizzano la presenza del plantigrado in una valle piuttosto che in un'altra. Entusiasti i commentatori delle immagini.

Sono però le Dolomiti di Brenta quelle che più di tutte sembrano essere entrate nell'ottica che l'orso possa essere una chiave di rilancio territoriale. Il sito che pubblicizza direttamente il progetto Dolomiti di Brenta bike ad esempio parla di «un'incredibile occasione per vivere suggestive emozioni alla ricerca della cultura del territorio e di contatti con l'ambiente fatti di immagini e suoni. In poche parole alla scoperta dell'ambiente vicino alle terre dell'orso bruno, simbolo del Parco Naturale Adamello Brenta». Insomma, se non è orso mania poco ci manca e chissà che la crescita del numero dei capi, che è aumentato in pochi anni di più del 15%, non possa essere davvero la chiave per risollevare le sorti del turismo trentino. A quel punto l'orso riuscirebbe ad essere simpatico a tutti, o quasi.













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