«L’Italia? Stato arcaico». Parola di massone

Circa 200 persone del Grande Oriente d’Italia ieri al Buonconsiglio. Tra loro alcuni volti noti

di Paolo Piffer

TRENTO. Oltre 200 massoni, o perlomeno simpatizzanti, molti provenienti anche da fuori provincia, hanno affollato ieri mattina la sala delle Marangonerie del castello del Buonconsiglio per il convegno sul tema “Laicità oggi: una proposta e una sfida”, promosso dal Collegio del Trentino Alto Adige del Grande Oriente d’Italia. E come ad ogni inizio di questi incontri, tutti in piedi per ascoltare l’Inno di Mameli. A sottolineare la lontananza dalle trame oscure che riportano a Licio Gelli e alla sua P2, il presidente del Collegio circoscrizionale regionale Roberto Cirimbelli ha esordito: “La nostra cifra distintiva è la trasparenza che squarcia il velo opaco che qualcuno ci affibia (non senza qualche ragione, almeno per il passato, n.d.r.). Non siamo – ha proseguito il presidente – un’associazione segreta ma un laboratorio umanistico la cui sfida si basa sulla responsabilità, l’etica, i valori per un futuro migliore”.

Tra i valori dei “liberi muratori” certo la laicità, tema dell’incontro, che è volato alto, tra politica e filosofia, moderato dal giornalista Rai Giuseppe De Cesare e con in sala anche qualche volto noto, come l’ex presidente della Camera di commercio Marco Oreste Detassis e l’artista Diego Mazzonelli. Non è mancato l’intervento dell’assessore provinciale alla cultura Franco Panizza che ha detto che “essere laici significa rispettare le idee più diverse, convegni di questo tipo, inoltre, possono contribuire anche a cambiare idea sulla massoneria”. Ma è stato il teologo Paul Renner, direttore dell’Istituto di scienze religiose di Bolzano, a gettare un ponte tra laicità e religiosità. “Laicità - ha detto - è sentirsi parte di un popolo. E, in questo senso Gesù è un esempio di laicità, che non significa laicismo, patologia della laicità. Laici e credenti possono dialogare, con rispetto e tolleranza, desiderosi di guardare al futuro”. “Essere laici – ha proseguito il filosofo Claudio Bonvecchio – vuol dire avere autonomia di giudizio per poter fare delle scelte” mentre Dino Cofrancesco dell’università di Genova ha criticato la democrazia italiana perché “se ne ha una visione sacrale, c’è bisogno di secolarizzazione”. Critiche rinfocolate dal sociologo Morris Ghezzi che ha parlato di “stato italiano premoderno e arcaico dove non c’è democrazia diretta”. Ha chiuso il Gran Maestro d’Italia Gustavo Raffi, “guardando”.