Indigenti, i trentini superano gli stranieri

Alla parrocchia San Carlo in Clarina pacchi viveri ogni due settimane. Don Zatelli: «Si sono ribaltati i numeri»


di Paolo Piffer


TRENTO. Se il welfare inizia a scricchiolare e la povertà aumenta, e si ammette che le due considerazioni si tengono, le parrocchie sono un termometro straordinario per misurare i cedimenti dell’uno come la crescita dell’altra. Qui la crisi si tocca con mano. E’ fatta di numeri ma, soprattutto, di uomini e donne in carne e ossa che, se una volta magari si presentavano con qualche timore di essere riconosciuti ora non si nascondono più. Perché è diventato quasi normale poter avere delle difficoltà. Non si ostenta, ci mancherebbe. Ma neanche ci si fa necessariamente portare a casa, sempre che non si abbiano problemi a presentarsi di persona, quanto può servire grazie alla solidarietà e all’aiuto di altri. San Carlo Borromeo in Clarina è una di quelle parrocchie di frontiera in un quartiere popoloso e popolare dove meglio questi fenomeni possono essere osservati. E dove negli ultimi anni tanti indicatori sono mutati, e non in meglio. Basta presentarsi ogni quindici giorni, il mercoledì, per averne un’idea. Ogni due settimane il gruppo parrocchiale della Caritas distribuisce i pacchi viveri ad una serie di famiglie in difficoltà. Una quindicina tra adulti e giovani volontari, ieri c’erano anche alcuni ragazzi dell’Anffas, mette a disposizione parte del proprio tempo per smistare formaggi e pelati, riso e biscotti, caffè e zucchero, pasta e burro, latte e fette biscottate, ma anche altro. Alimenti “secchi” che arrivano dalla Comunità europea, dal Banco alimentare e da privati. E’ dal 2002 che si va avanti e i numeri indicano, inequivocabilmente, che le famiglie, ma pure i singoli, in difficoltà anche a fare la spesa, perché di questo si tratta, sono aumentate, e di parecchio. Fino a 2-3 anni fa venivano aiutate una media di 15-16 famiglie al mese, adesso sono quasi raddoppiate e si è saliti a 26-27. Tra queste c’è un certo zoccolo duro e una parte di “ricambio”. Nuclei e single che vengono segnalati dal parroco, dagli operatori o attraverso il filtro dei servizi sociali in modo da avere realmente sotto mano il fenomeno. Nel 2010 e nel 2011 sono stati ritirati, in media, 424 pacchi viveri l’anno. Solo lo scorso anno sono saliti a 549 con una crescita esponenziale di quasi il 30%. Crescono i separati e ci sono diversi capifamiglia che hanno perso il posto, ma pure lavoratori stagionali o che vanno avanti con contratti a chiamata. Un altro dato fa riflettere. Se fino a qualche anno fa la percentuale di stranieri era del 60% ora si è registrato un ribaltamento: il 60% di chi si rivolge alla parrocchia è composto da trentini. Il parroco, don Lino Zatelli, mette sul tavolo i numeri di quelle che si chiamano erogazioni caritative per le emergenze e iniziative di solidarietà. Nel biennio 2010-2011 ha “sborsato” 11mila 800 euro. Solo lo scorso anno quasi 17mila. Piccoli prestiti, pagamento di affitti, bollette dell’acqua, della luce, del gas o della retta per la mensa scolastica, e non solo. “La povertà è aumentata. E la Chiesa - afferma don Lino - deve stare vicino al popolo. E, le assicuro, non è mica solo questione di soldi, ma di rapporti e relazioni umane”.













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