In Africa per amore ma viene trattata come una schiava

Il marito della donna, una trentina di 39 anni, è stato condannato per non averle versato gli alimenti



TRENTO. Ha seguito il marito per amore fino a una capanna di Bangui, capitale della Repubblica Centroafricana. Gli ha dato un figlio e poi un altro che è morto durante il parto. Ha rischiato anche lei di morire, ma non ha ricevuto alcun aiuto. Anzi, è stata trattata come una schiava, come un’intoccabile. Il racconto che una trentina di 49 anni ha fatto l’altro giorno in tribunale davanti al giudice Marco La Ganga sembra tratto da un romanzo d’appendice o dal film di qualche tempo fa Masai bianca. In tribunale era testimone nel processo contro suo marito, un uomo di 55 anni della Repubblica Centroafricana, accusato di non versare gli alimenti alla donna e al figlio. 200 euro al mese che vengono pagati dalla Provincia di Trento. L’uomo è stato condannato dal giudice La Ganga a sei mesi di reclusione. Ma quello che più ha impressionato è stato lo straziante racconto della donna. La sua testimonianza è durata circa mezzora. Ha spiegato di aver conosciuto il futuro marito a Trento negli anni novanta. Lui stava studiando ingegneria, lei lavorava. Si sono innamorati. Nei primi tempi sembrava una favola vera e propria. Ma poi si è trasformato in un brutto sogno, soprattutto per la donna. La sua storia d’amore con un africano le ha alienato l’affetto della sua famiglia che l’ha ripudiata. A lei non importava . Le bastava l’amore del suo uomo. Si sono sposati, ma lui non trovava lavoro e sentiva la nostalgia della sua terra. Così sono andati a vivere a Bangui. Ma nella capitale della Repubblica Centroafricana non c’erta nessun nido d’amore ad aspettare la coppia. C’era solo una capanna da dividere con la famiglia dell’uomo. Uno spazio angusto e molto ristretto. Ma non solo quello. La donna veniva emarginata. Per prima cosa per il colore della sua pelle. Subiva un vero e proprio razzismo perché bianca. Poi veniva emarginata perché donna. Ma lei teneva stretti i denti. Nel 1995 a Bangui è nato il primo figlio della coppia. Ma poi è scoppiata una guerra civile. La coppia si è dovuta rifugiare nel consolato italiano. Grazie al loro passaporto sono potuti tornare a Trento. Per sei mesi hanno vissuto come esuli. Poi, però, hanno iniziato ad avere difficoltà economiche. Erano senza casa e senza lavoro. Così, quando la situazione si è calmata, sono tornati in Africa. Ma qui la situazione è peggiorata. La donna veniva trattata come una serva. Poi è rimasta incinta una seconda volta. Al momento del parto, però, non è stato portato neanche in ospedale. E’ stata lasciata da sola. Nessuna l’ha aiutata. Così la donna ha perso il bambino. Dopo il dramma, lei, il marito e il bambino sono tornati in Italia, ma qui l’amore è finito. Vivevano in un appartamento fornito dai servizi sociali a Trento. La donna, però, ha lasciato il marito e ha vissuto per un po’ con il figlio in uno scantinato trovato dai suoi genitori. Poi si è separata. La sentenza di divorzio è del 16 settembre 2004. L’uomo doveva versare alla moglie 200 euro al mese. Per un po’ lo ha fatto. Poi ha smesso. Adesso vive in Gabon. Vede il figlio una volta all’anno. Ora è stato condannato.

(u.c.)













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