I nomadi di Trento: "Siamo 200Dateci le microaree" -  SONDAGGIO

«Le microaree sono l’unica soluzione. Speriamo le facciano davvero». Alessandro Held, 57 anni, parla e fuma sotto il gazebo. È il più anziano dei circa 50 sinti che vivono nel campo abusivo accanto alla Motorizzazione. In tutta Trento sono circa 200



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TRENTO. «Le microaree sono l’unica soluzione. Speriamo le facciano davvero. E al più presto». Alessandro Held, 57 anni, parla e fuma sotto il gazebo. È il più anziano dei circa 50 sinti che vivono nel campo abusivo accanto alla Motorizzazione. In tutta Trento sono circa 200.
A due passi dall’Adige e dalla tangenziale ci sono una dozzina di roulotte sistemate a ferro di cavallo, la toilette, una piscinetta «da 30 euro» dove due bimbe giocano e si rinfrescano mentre le donne sistemano i piatti del pranzo. «Qua - continua il “capo” - viviamo abbastanza bene. Siamo fortunati perché abbiamo l’acqua che usavano prima gli operai che hanno costruito le nuove gallerie di Piedicastello. Ci sono anche le fognature. Però, siamo precari. Abbiamo paura di sgomberi improvvisi e se ci mandano via non sappiamo dove andare». Si avvicina il fratello Riccardo che ribadisce. «Di certo non andremo al campo di Ravina (l’unico regolare in città, ndr) perché è sovraffollato e invivibile». «Se ci sitemano nelle microaree - continuano - non vogliamo starci gratis. Paghiamo affitto, acqua, luce e gas».
Ormai, i nomadi di Trento, sono nomadi stanziali. «Noi siamo sinti - spiega ancora Alessandro - con origini germaniche. Quando ero giovane la mia famiglia si muoveva molto, ora invece ci muoviamo meno. Anche per far andare i figli a scuola». Vivere in una casa, però, è quasi contro la loro cultura. «Per la mia generazione è davvero complicato abituarsi a stare in appartamento. Magari per i miei figli sarà più facile». Federico, 16 anni, sorride. «In effetti in inverno stare in una casa sarebbe meglio, ma a me piace vivere qua al campo». Una vita apparentemente normale. La giornata tipo della famiglia Held non si discosta molto da quella di altre famiglie trentine. «Al mattino - continua Alessandro - noi uomini andiamo a lavorare, raccogliamo ferro e lo trattiamo. I bambini vanno a scuola. Le donne si prendono cura di loro o del campo. Usciamo poco perché non vogliamo dare fastidio. E anche a causa di certi attacchi della Lega Nord abbiamo paura di essere presi di mira».
Una vita che a Trento fanno circa 200 nomadi. L’assessore comunale Violetta Plotegher, nei giorni scorsi, aveva detto che i nomadi che vivono in accampamenti abusivi in città sono 82. A sentire i diretti interessati, però, i numeri sono diversi. Oltre alla sessantina di persone che vive a Ravina, infatti, ce ne sarebbero 50 alla Motorizzazione, circa 30 a Gardolo, altrettanti all’Ex Zuffo e altri in zona Monte Baldo. Circa 130 nomadi che vivono in campi abusivi. Più quelli di Ravina. «Una soluzione va trovata al più presto. La nostra è una situazione di emergenza. Non vogliamo passare un altro inverno al freddo. Servono le microaree anche a Trento, come hanno fatto in molte altre città», sottolineano anche Valentino Held e Damiano Colombo che vivono in alcuni camper tra il campo della Vela e l’ex Zuffo con le loro famiglie allargate. «Non possiamo essere lasciati così, abbandonati, come cani».

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