IL RITRATTO

Ferruccio Faggioni Sella, un vulcano di idee e di generosità 

Aveva 52 anni la vittima del tragico incidente verificatosi sull'autostrada del Brennero, all'altezza di Salorno, nella giornata di ieri, 13 dicembre. Lascia moglie e due bimbe



TRENTO. Spalle larghe, alto, chioma fluente: un “tipo” che si faceva notare per l’aspetto fisico e che quando conoscevi di persona svelava un grande carisma. Un carattere vulcanico, pieno di progetti e passioni: di quelli che sapevano divertirsi in campagna (sua grande passione) a scorrazzare con il trattore come alla festa nel locale di grido con lo smoking.

L’entusiasmo era lo stesso. La voglia di vivere il suo segno distintivo: “Ferro”, come gli amici chiamavano Ferruccio Faggioni Sella, era un compagnone e un trascinatore unico, ma non certo il leader narciso che pensava solo a se stesso. L’opposto: «È l’unica persona che conoscessi pronta a dare una mano sempre: bastava chiamarlo e se avevi bucato una gomma a Modena veniva subito», dice Lorenzo Benoni, di Trento, che lo conosceva da una vita. «Fra tutti gli amici - aggiunge - se ne è andato il più buono».

Ferruccio Faggioni Sella aveva 52 anni: nato e vissuto a Trento, abitava da tempo a Levico, con la compagna Francesca Anelli, dipendente di Trentino Trasporti, e le loro due figlie di 6 e 8 anni.

L’agricoltura era una delle sue mille passioni: «Amava le auto e le moto, purché fossero vecchie: ricordo che aveva una campagnola bellissima e una cassonata degli anni 50. Tutti mezzi che usava, non è che li tenesse in vetrina. Si dava da fare anche con il tornio e il trapano. Ma dal trattore passava alla festa in discoteca, elegantissimo. Ha sempre lavorato come un dannato, però sapeva godersela. Aveva una grande vitalità: non l’ho mai visto con il muso. A Trento il Ferro lo conoscevano tutti. L’unico dispiacere è di non essere riuscito a salutarlo con un po’ di tempo per fare una chiacchierata, senza fretta», conclude Benoni.

 













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