Divieto di alcolici nei parchi, si levano i no: «Un palliativo»

L’Arci accusa il Pd: «Approccio moralista e ipocrita» Bozzarelli: «No a una misura estesa, i giardini sono diversi»


di Chiara Bert


TRENTO. Che si tratti di mettere al bando la vendita di alcolici dopo una cert’ora della sera o di impedirne il consumo e la detenzione nei parchi cittadini, i divieti dividono i partiti e la società.

Accade anche questa volta, dopo che la commissione statuto del Comune di Trento, presieduta da Andrea Merler (Pdl-Forza Italia), ha dato il via libera a un provvedimento - che ora approderà in aula - per modificare il regolamento di polizia. Linea dura contro l’alcol nei parchi: alcolici banditi nei tre grandi parchi cittadini, piazza Dante, piazza Venezia e Santa Chiara, e altri 53 giardini sotto gli 800 metri quadrati, mentre nei parchi di superficie più grande la proposta è di istituire una fascia di protezione di 20 metri dalle aree sportive e di gioco per i bambini.

Tutto lascia però pensare che se la proposta della commissione arriverà così com’è in consiglio, l’approvazione non sarà per nulla scontata.

Ieri è intervenuta l’Arci con una dura presa di posizione, critica nei confronti del Pd. «L’idea che per risolvere un problema basti vietare è antica quanto inefficace», scrive il presidente Andrea La Malfa in una lettera aperta alla segretaria cittadina del Pd Elisabetta Bozzarelli. «Pur comprendendo le ragioni di garantire ai minori aree di gioco pulite e proteggerli dal cattivo esempio, non posso non notare l’approccio alla questione, moralista e fortemente ipocrita. Un parco libero da immondizia è un diritto di tutti, ma sporcarlo è legato all’inciviltà di alcuni, non tanto al prodotto consumato. Anche le bevande analcoliche - osserva La Malfa - sono contenute in bottiglie e lattine». «Negli anni Trento è cambiata, diventando una città con tutti i problemi ma anche le opportunità che ne derivano - incalza l’Arci - i no e i lucchetti non sono soluzioni ma palliativi utili a guadagnare visibilità e qualche titolo sul giornale». E La Malfa conclude con una provocazione: «Se, in accordo con la destra, proseguirete verso questa via, non fatevi ingannare da chi in una bottiglia di limonata metterà della vodka. Date ai vigili il potere di verificare. Un compito certo complicato, del resto Hegel ci insegna che l’ingresso dello Stato nelle valutazioni etiche ha i suoi costi».

Elisabetta Bozzarelli, che con Merler aveva firmato l’ordine del giorno (approvato a larghissima maggioranza) per tutelare le aree gioco dei bambini, ammette che «il nodo non è sciolto». «Il provvedimento deve tutelare bambini e ragazzi. Ma non sono d’accordo che il divieto riguardi tout court i tre grandi parchi cittadini, che hanno tra loro dinamiche molto diverse. In piazza Venezia, per esempio, la domenica è pieno di badanti che vanno a fare i pic nic».

Nel gruppo Pd la posizione è tutt’altro che unanime. «Resto dell’idea che vietare non significa risolvere il problema. Ci laviamo la coscienza dicendo che è vietato e poi, chi controlla?», si chiede Paolo Serra. «Se in un parco ci sono problemi di decenza o di ordine pubblico, vigili e forze dell’ordine devono intervenire a prescindere. Ma personalmente mi rifiuto di votare un regolamento che mi vieti di bere una sana birra con un panino in un parco». Daniele Bornancin, membro della commissione, resta cauto: «In commissione abbiamo fatto un lavoro tecnico di rassegna dei parchi. L’intento è chiaro, tutelare i bambini. L’applicazione è più difficile, e spetterà agli uffici».

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