Cordone di sicurezza negli ospedali

Trento. Il Trentino si difende dal coronavirus: quello che ora si vuole scongiurare è che, come sembra sia successo altrove, un ospedale possa trasformarsi in un focolaio dell’epidemia che tiene il...


Gianpaolo Tessari


Trento. Il Trentino si difende dal coronavirus: quello che ora si vuole scongiurare è che, come sembra sia successo altrove, un ospedale possa trasformarsi in un focolaio dell’epidemia che tiene il mondo con il fiato sospeso. Ecco perché ieri il governatore Maurizio Fugatti ha deciso di organizzare un cordone di sicurezza attorno ai sette ospedali trentini: in pratica alla Croce Rossa sarà dato mandato da oggi di filtrare tutti i possibili utenti dei Pronto Soccorso, impedendo a persone con sintomi di malattie influenzali (provenienti dalla zone a rischio) di portare il virus là dove avrebbe le conseguenze più temute, gli ospedali appunto. Per il resto la difesa messa in atto della Provincia, oltre a limitare gli spostamenti di massa con la chiusura delle scuole, è quella di riportare immediatamente indietro quanti, provenienti dalle zone che dovrebbero essere in quarantena, sono partiti per le vacanze invernali in Trentino.

E l’altra sera una signora di Codogno che alloggiava da venerdì scorso in un appartamento a Dimaro in valle di Sole è risultata, dopo essere stata sottopoposta al tampone, positiva al coronavirus: anche lei, come è accaduto per la famiglia di Soresina che alloggiava a Fai, è arrivata da noi che non stava già bene.

Una situazione che ha limitato pressochè del tutto i suoi spostamenti e, quindi, i possibili contatti. Anche in questo caso l’infezione non è apparsa grave, poche linee di febbre, e ieri mattina la donna è tornata a casa a Codogno, in provincia di Lodi, con l’auto di famiglia guidata dal marito e con un figlio, scortata per ragione di sicurezza da un’ambulanza. Se da una parte può sembrare incredibile che dopo 5 cinque giorni dalla proclamazione delle zone rosse ci siano ancora in vacanza delle persone provenienti proprio da quelle località che dovrebbero essere in quarantena, la macchina della sanità provinciale si muove applicando il protocollo: «Il messaggio che diamo è che al momento in Trentino non risultano casi di contagio. L'allerta è forte ma tutte le attività, anche turistiche ed economiche, si stanno svolgendo regolarmente, quindi non c'è nessun motivo di preoccupazione» ha detto il governatore trentino, Maurizio Fugatti, pur conscio di una situazione del tutto in divenire e che il virus è sbarcato, anche in Alto Adige e (ed è notizia di ieri) in Tirolo.

Ma si diceva della volontà di preservare personale medico e pazienti degli ospedali. Un cordone di sicurezza, un pre triage. Come funzionerà, a partire da oggi, lo ha annunciato il direttore generale dell'Azienda sanitaria, Paolo Bordon: «Il possibile fruitore del pronto soccorso dovrà rispondere ad una check-list di sei domande che mirano in particolare a sapere se la persona proviene da zone a rischio e se ha sintomi. Un pre-filtro che serve per garantire il massimo livello di sicurezza per tutti. Deddop dire che sino ad oggi da parte della popolazione trentina c'è stato un comportamento opportuno, con gli accessi al pronto soccorso che ad oggi sono praticamente nella norma. Anzi vediamo un calo nei codici bianchi e verdi, quelli legati alle prestazioni meno importanti». E già ieri nel tardo pomeriggio è stata montata nel cortile del Santa Chiara una tenda attrezzata che da oggi servirà appunto come filtro per gli accessi al pronto soccorso. Si vedrà. Per rimanere a quello che è successo ieri Fugatti ha fatto il punto sulla situazione nella sala di piena della Protezione Civile, in via Vannetti, in modo da poter partecipare alla riunione in teleconferenza con il premier Giuseppe Conte ed i colleghi governatori, riunione pe rcercare di omogeneizzare le procedure in questa fase di mergenza sanitaria: «Si sta cercando di trovare soluzioni condivise che vengano incontro a tutti», ha spiegato Fugatti. «Appena sarà il momento, non certo ora, faremo le rivendicazioni opportune al governo perché sia garantito un sostegno alle categorie economiche danneggiate».













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