Capra mochena, l’estinzione è evitata

Appena sette anni fa ne erano rimaste solo 7: ora i capi sono già 200. Ieri la sesta mostra esposizione a Bedollo


di Giannamaria Sanna


BEDOLLO. Chi non si è mai avvicinato al mondo delle esposizioni di animali non può conoscere e apprezzare le mille sfaccettature ambientali, culturali e di sensibilità che si scoprono fra allevatori, esperti e conoscitori del bestiame. La sesta “Esposizione della capra pezzata mochena” (Pletzet Goes Van Bersntol) a Centrale di Bedollo, è stata una di queste occasioni.

Originaria della Val dei Mocheni la capra stava per estinguersi, ne erano rimasti solo 6-7 capi, finché un gruppo di estimatori, sette anni fa, non si è dato da fare, per continuarne la riproduzione. E’ stata Rosina di Kamauz, che ha fornito i primi capi e oggi sono arrivati a duecento. Proprio lei, assieme a Bruno Grisenti – esperto provinciale di tale razza - ha selezionato i migliori tre capi, delle sei categorie in concorso. Un compito piuttosto difficile, perché come ha spiegato Bruno Grisenti, l’accoppiamento tra il becco e le capre è stato selezionato con cura. Quest’anno, Grisenti sarebbe stato solo a giudicare, perché l’altro unico esperto in Provincia, Massimo Pirola è deceduto la primavera scorsa: per ricordarlo gli espositori nel centro dell’arena, hanno sistemato un campano. Fra le capre con le corna premiate c’era Rujoch, «che testimonia la forza e la robustezza di questa razza», ci dice Giovanni Giovannini, uno degli allevatori capra mochena. Rujoch, un giorno è fuggita dall’allevamento e assieme ad una compagna è vissuta sul monte, da cui è originato il suo nome, per due anni. Due lunghi anni, senza mai scendere a valle. Sfamandosi di licheni e di poche erbe che nascono sul monte, e dissetandosi, d’inverno, con la neve caduta abbondante. «Ma non ha sofferto per l’ isolamento, anzi, il suo pelo è molto lucido e ha mantenuto tutte le caratteristiche della razza», prosegue Giovannini, che sottolinea che stanno trasmettendo ad un nutrito numero di ragazzini l’amore per l’animale, assieme a quello dell’ambiente e del paesaggio perché «la capra rende vivo il territorio e lo cura».

La giornata è proseguita con il convegno "Prove tecniche di presidio” sulla possibilità che i prodotti derivati diventino presidio Slow Food a cui hanno partecipato: Sergio Valentini, Ezio Quaresima, Nereo Pederzolli, Walter Nicoletti, Giuseppe Dagostin, Marco Casagranda, Tullio Valcanover.

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