Affitti brevi, troppo pochi i controlli anti-evasione 

Il Caso della settimana. Tra scarsità di risorse tra le forze dell’ordine e alcuni “trucchi” delle piattaforme web resta difficile pizzicare i furbi delle locazioni in nero. Ma non impossibile

di Luca Petermaier

Trento. A metà novembre dell’anno scorso la Guardia di finanza regionale concluse e presentò alla stampa una maxi operazione contro gli affitti in nero, prevalentemente quelli di appartamenti destinati a studenti. Nove mesi di indagini che portarono ad accertare 1500 posizioni anomale, un recupero a tassazione di 6,8 milioni di euro, corrispondente ad un mancato introito iva di 1,8 milioni di euro.

Una fiammata degli investigatori, ma la quotidianità dei controlli restituisce tutto un altro quadro in tema di verifiche messe in campo contro gli abusi nel (vasto) mondo degli affitti brevi.

Del resto per tenere sotto controllo quasi 10 mila appartamenti (a tanto ammontano le case messe sul mercato con gli affitti brevi nella nostra provincia, Trentino di ieri) ci vorrebbero tempo e risorse adeguate, due “beni” purtroppo scarsi nei corpi di polizia municipale dei comuni trentini che sono le autorità deputate alle verifiche amministrative sul rispetto delle norme da parte di chi mette a reddito una proprietà immobiliare.

Qui Trento

La zona del capoluogo, che comprende anche il Bondone e la Valle dei Laghi, vede attualmente attivi e censiti dagli uffici provinciali 351 alloggi per un totale di 1.232 posti letto. «La nostra attività di controllo - spiega Mauro Eccel, funzionario della polizia amministrativa - purtroppo non può essere continuativa perché l’impegno degli agenti è enorme su altri fronti. Detto questo, cerchiamo di organizzarci e di non lasciare mai campo libero agli evasori. A fine 2018, grazie all’incrocio dei dati presi dalla Provincia con gli annunci sui portali web, abbiamo individuato e sanzionato cinque esercizi abusivi con una multa di 1.032 euro oltre alla chiusura dell’attività. Quella fu un’operazione complessa, che ci portò a verificare oltre settanta annunci di affitti brevi. Come si vede, la percentuale di quelli fuori norma è risultata piuttosto bassa. Fuori dalle operazioni mirate - conclude Eccel - cerchiamo comunque di effettuare controlli a campione con una certa regolarità».

Qui Alto Garda

Nella zona dell’Alto Garda la situazione è ancora più complessa poiché il numero di agenti è minore rispetto a Trento e dintorni e gli appartamenti in locazione da parte dei privati sono molti di più rispetto alla zona del capoluogo: parliamo di 927 alloggi per un totale di 3.690 posti letto. L’attività della polizia locale, tuttavia, è intensa: «In genere - spiega il funzionario del Corpo di Riva Michele Fambri - noi ci muoviamo su segnalazioni di cittadini oppure in seguito ad accertamenti di altra natura, ad esempio quelli sui rifiuti. Ogni tanto svogliamo anche verifiche mirate di iniziativa. Come? Prendiamo gli elenchi degli alloggi ad uso turistico registrati nei Comuni e cominciamo a incrociare i dati con gli annunci presenti sui portali. Purtroppo arrivare a risultati concreti non è così semplice, anche perché i siti ora sono diventati smaliziati. Su alcuni portali, infatti, per vedere l’indirizzo preciso della casa, elemento per noi fondamentale, è necessario concludere una prenotazione. Senza, l’indirizzo esatto non compare e questo è un ulteriore ostacolo alle verifiche che, di per sé, sono già complicate da organizzare a causa del ridotto numero degli agenti rispetto alle tante cose di cui ci dobbiamo occupare».

La verifica amministrativa della polizia locale, però, è solo il primo dei passaggi. In caso di mancato rispetto delle norme o di mancato “censimento” dell’alloggio in affitto, oltre alla multa i vigili trasmetto il fascicolo alla guardia di finanza per gli accertamenti di natura fiscale: «In questo caso si entra nel penale, con conseguenze decisamente più gravi. Del resto, affittare in nero non solo è contro la legge, ma è una concorrenza sleale verso gli alberghi, i B&B e gli altri operatori del settore».