Accoglienza dei migranti, arrivano i tagli 

La comunicazione di Fedrigotti. Allarme delle associazioni: «Anche la comunità trentina pagherà il prezzo di questa scelta»

TRENTO. È in arrivo il taglio alle risorse per l’accoglienza dei profughi. Ancora non ci sono certezze sui tempi (comunque dal 2019) e sull’entità dei tagli (in ogni caso definiti “significativi” dalla Provincia) ma gli enti che si occupano dei servizi ai migranti sono già stati messi sull’avviso: «La gestione dovrà avvenire con una significativa riduzione delle risorse rispetto alla situazione attuale, con conseguente riduzione dei servizi» si legge in una comunicazione che il dirigente generale delle politiche sociali provinciali Silvio Fedrigotti ha inviato ai soggetti che partecipano ai progetti di accoglienza straordinaria. Inoltre le nuove indicazioni ministeriali escludono la possibilità di organizzare iniziative di integrazione come corsi di lingua e cultura italiana, orientamento al lavoro, relazione di comunità e sostegno psicologico.

Immediata la reazione degli enti che partecipano alla gestione dell’accoglienza in Trentino che venerdì mattina incontreranno il dirigente provinciale Fedrigotti per avere un quadro più preciso della situazione e nei prossimi giorni dovrebbero incontrare il governatore Maurizio Fugatti, che ha già dato la propria disponibilità.

«In ballo - spiega Stefano Canestrini, coordinatore del Centro Astalli - c’è ovviamente il destino dei migranti, ma anche delle nostre comunità che pagheranno la mancanza dei progetti di integrazione con il rischio che, senza servizi dedicati, i richiedenti asilo vengano a pesare sui servizi ordinari. E oltre a tutto questo c’è la questione dei posti di lavoro, visto che attualmente i servizi di accoglienza in Trentino vedono impiegate 16 organizzazioni per un totale di circa 150 persone». Sul fronte politico invece nessuna dichiarazione, soprattutto in attesa dell’incontro di venerdì che dovrà servire per analizzare la situazione nel dettaglio: «Ci chiediamo quali saranno i tempi della diminuzione di risorse e soprattutto come verranno rimodulati i fondi. Inoltre: ci sarà da parte della Provincia la volontà o comunque la possibilità di integrare le risorse messe a disposizione dallo Stato, ad esempio come è avvenuto finora con il Cinformi?» chiede ancora Canestrini.

Sul tema è intervenuta la segreteria provinciale della Cgil Funzione pubblica: «Avevamo ampiamente denunciato – sia a livello nazionale che trentino – che il cosiddetto decreto sicurezza e il taglio delle risorse per l’accoglienza avrebbero determinato conseguenze pesantissime in termini di “insicurezza” sociale e, nel solo Trentino, perdita di centinaia di posti di lavoro. Non possiamo quindi che ribadirlo oggi dopo l’annuncio dei tagli giunto dalla Provincia. Abbiamo già notizia di almeno 150 posti di lavoro a rischio entro il prossimo anno: sono in gran parte giovani laureati, con esperienze di studio e di lavoro all’estero, formati e operativi come psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali e linguistici, insegnanti di italiano occupati presso Cooperative e altri Enti del terzo settore». (a.s.)