La storia

Stephanie Nardone, maresciallo (trilingue) dei carabinieri che sogna le missioni di pace all'estero

Ventotto anni, parla bene italiano, tedesco e spagnolo, lavora alla stazione dei carabinieri di Caldaro. "L'esperienza in Cile a un seminario sulla leadership femminile ha rafforzato la mia ambizione"


Massimiliano Bona


EGNA/CALDARO. Stephanie Nardone, classe 1996, è un maresciallo ordinario. Altoatesina «doc», figlia di un luogotenente, cresciuta a Sarentino, parla perfettamente italiano e tedesco, ma anche lo spagnolo. Al momento lavora alla stazione dei carabinieri di Caldaro - che fa capo alla compagnia di Egna - ma il suo sogno, dopo aver partecipato a un seminario sulla leadership femminile a Santiago del Cile, è quello di lavorare all'estero e partecipare a missioni internazionali per il mantenimento della pace.

Nardone ha un profilo ideale per l'Arma, da prendere ad esempio per chi intende partecipare al concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di 24 allievi marescialli riservato a candidati in possesso del patentino, che scadrà il 20 marzo.

Perché ha scelto proprio l'Arma dei Carabinieri?

Fin da ragazza ho sempre avuto una profonda inclinazione per la giustizia e il desiderio di servire la comunità. Ho scelto i Carabinieri, perché mi hanno offerto l'opportunità di dare un contributo significativo alla sicurezza pubblica e di fare una differenza tangibile nella vita delle persone. La missione dell'Arma dei Carabinieri di garantire l'ordine pubblico, prevenire e contrastare il crimine, e proteggere i cittadini mi ha affascinato da subito.

Che competenze ha sviluppato?

Sono stata attratta dalla possibilità di lavorare in diversi settori, come l'investigazione, la sicurezza stradale e la tutela dell'ambiente. Questa varietà di ambiti mi ha permesso di esplorare diverse sfaccettature della sicurezza e di ampliare le mie conoscenze in modo continuo.

Vita privata e carriera sono conciliabili?

Sono fortemente convinta che sia possibile conciliare la vita privata e familiare con la carriera da maresciallo. È una questione di organizzazione: bisogna saper trovare il giusto equilibrio.

Ha intenzione di rimanere in Alto Adige?

Per ora sì perché ho un profondo attaccamento con questa provincia. Essendo cresciuta in Alto Adige ho sviluppato un forte senso di appartenenza e un profondo amore per il territorio e per le persone che lo abitano. Tuttavia in futuro potrei essere attratta dall'opportunità di esplorare nuove realtà.

Come si trova a lavorare in un mondo a larga prevalenza maschile?

È importante sottolineare che il successo professionale non dipende dal genere, ma dalla competenza, dall'impegno e dalla dedizione al lavoro. Come maresciallo il mio valore e le mie capacità non sono determinate dal fatto di essere una donna, ma da preparazione, esperienza e capacità di leadership. Viviamo in un'epoca in cui non esistono più lavori riservati solo agli uomini o alle donne. La nostra preziosa diversità di prospettive e sensibilità contribuisce a creare un ambiente di lavoro inclusivo e diversificato.

Che tipo di carriera vorrebbe fare nell'Arma?

L'anno scorso sono stata inviata in Cile per partecipare a un seminario internazionale sulla leadership delle donne. Questa esperienza ha rafforzato la mia ambizione di lavorare all'estero e partecipare a missioni internazionali per il mantenimento della pace.

Cosa fa nel tempo libero?

I miei interessi personali sono legati agli sport di montagna, che mi offrono la possibilità di sfidare me stessa fisicamente e mentalmente, oltre ad apprezzare la bellezza della natura. Adoro anche viaggiare e scoprire nuove culture.













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