Anziani

Rsa, i familiari: “Ora più visite e incontri più lunghi con i nostri cari”

Il comitato alla Provincia: “Ancora troppe disparità tra le case di riposo. Si usino i giardini”. Il ministro Speranza firma l’ordinanza: sì alle visite in tutta Italia



TRENTO. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato oggi (8 maggio) l'ordinanza che consentirà le visite in piena sicurezza in tutte le Rsa.

In Trentino l’accesso era già stato consentito. 
“Ringrazio le Regioni e il Comitato Tecnico Scientifico che hanno lavorato in sintonia con il ministero della Salute per conseguire questo importante risultato. È ancora necessario mantenere la massima attenzione e rispettare le regole e i protocolli previsti, ma condividiamo la gioia di chi potrà finalmente rivedere i propri cari dopo la distanza indispensabile per proteggerli", ha detto il ministro. 

Intanto il Comitato Rsa Unite, che raccoglie i rappresentanti della maggior parte delle Rsa trentine, interviene con una riflessione sulle nuove modalità di visita in presenza. 

“Negli ultimi giorni – scrivono – si è molto sentito parlare sugli organi di stampa e televisioni delle nuove modalità di avvicinamento tra i residenti delle RSA trentine e i loro familiari per mezzo delle nuove linee guida concordate tra Assessorato alla Salute, APSS, UPIPA e Gruppo Spes. Si è trattato di una iniziativa apprezzata, che ha segnato un piccolo ma comunque importante passo in avanti per le modalità di visita nelle strutture del nostro territorio.

Nell’ottimismo del momento, il comitato RSA_Unite intende ciononostante completare il quadro di merito con una riflessione: “Se questo è da considerare come un inizio, è di certo apprezzabile.” – dicono – “Si vuole tuttavia pensare che a breve si possa approfittare delle vaccinazioni in progressivo aumento, degli spazi aperti e della bella stagione per aumentare la durata e la frequenza delle visite con maggiori postazioni disponibili e permettere ai parenti di entrare in struttura fino alle zone di degenza per stare vicino ed assistere i propri cari”.

Già il 4 aprile il comitato aveva richiesto all’assessora Stefania Segnana e a tutti i Direttori Sanitari delle Rsa trentine il potenziamento delle visite “sia in termini di tempo che di frequenza” e l’accesso all’interno delle strutture nelle zone di degenza, in particolar modo per quei familiari con immunità comprovata.

“Considerato l’ampio livello di diffusione immunitaria all’interno delle strutture, i familiari devono ora avere la possibilità di entrare a contatto con i propri cari a cadenza giornaliera e durata maggiore”- dicono – “Abbiamo aspettato il vaccino con ansia e non possiamo ora non avvantaggiarcene appieno: i decadimenti sono visibili in maniera evidente e i nostri cari hanno bisogno di noi. Da oltre un anno infatti si era atteso il vaccino e, da quando arrivato ad oggi – si ricorda che i primi vaccinati con seconda dose completata risaliva a fine gennaio – si offrono visite solo contingentate e senza la possibilità per gli ospiti di uscire dalle strutture”.

Un altro punto scottante lamentato dai familiari sono le disparità tra una Rsa e l’altra. Nonostante le nuova modalità infatti, ancora oggi in alcune Rsa sono concesse le visite per non più di 15 minuti ogni 2 settimane – un tempo inadeguato su tutti i fronti, per le necessità dei residenti. In altre strutture le visite sono concesse anche per più volte alla settimana, con tempi che variano dai 30 ai 50 minuti o in alcuni casi per più di un’ora, quando effettuate in giardino. Alcune Rsa non concedono nemmeno l’uso degli ampi spazi nei giardini, nonostante questo sia previsto esplicitamente nelle nuove linee guida provinciali anche per i familiari non vaccinati. “Non ci spieghiamo queste disparità” – dice il comitato – “Da più di un anno, nonostante le nostre numerose sollecitazioni, non c’è uniformità su come vengono affrontati questi temi e ormai non possiamo credere siano solo problemi organizzativi”.

Anche il tema dei tamponi sembra essere divisivo tra l’una e l’altra Rsa: alcune strutture hanno dato fin dalla prima settimana di attuazione del nuovo protocollo di visita la disponibilità per fare tamponi antigenici così come previsto dal protocollo, altre strutture dichiarano di non averli a disposizione e non consentono ai familiari non vaccinati di avvicinarsi al proprio caro. Alcune Rsa non consentono neppure le visite con contatto da parte dei familiari vaccinati con prima dose se non previo tampone a spese del familiare, scegliendo così una strada indipendente dal protocollo suddetto, mentre altre ancora consentono a familiari non vaccinati di avvicinarsi al proprio caro senza bisogno di vaccino o tampone.

Il comitato conclude la propria riflessione auspicando che l’assessora Segnana si senta di coinvolgere organicamente i familiari nelle attuali e future vicende riguardanti le Rsa, per una loro revisione anche nel contesto del nuovo piano di sviluppo strategico del servizi sanitari e come apporto alla assistenza territoriale. 













Scuola & Ricerca

In primo piano