«Vuota e buia: che tristezza la piazza dell’Urban City» 

Il grande spazio di corso Rosmini. Sconsolati i titolari del ristobar Depero che volevamo  ampliare ed abbellire il plateatico: «La giunta ha risposto con un “nì...no...” E allora ci rinuncio»

di GIANCARLO RUDARI

Rovereto. «Quasi quasi viene voglia di non fare nulla... Abbiamo fatto domanda per un nuovo plateatico con un progetto redatto da un architetto e la giunta ufficialmente non ha risposto se non con un “nì, no...”. Ormai la stagione sta per finire e per quest’anno rinuncio. Spero nella novità del 2020 con le elezioni comunali, spero in un’altra amministrazione che consenta a noi operatori di poter lavorare e nello stesso tempo abbellire la città. Forse la strada sarà più facile». Massimo Rech con la moglie Angela Cioni sono i titolari del ristobar Depero nella piazza dell’Urban City. Sono arrivati da poco e cercano di rilanciare il locale (dopo un periodo di chiusura) che si trova in una buona posizione all’interno di corso Rosmini anche se il contesto non è dei migliori.

Controlli delle forze dell’ordine

Se ultimamente l’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine ha allontanato dalla piazza ragazzini un po’ troppo esuberanti, resta il fatto che l’area «lascia molto a desiderare. Fa un po’ tristezza vedere tutto questo spazio enorme senza un arredo o un po’ di verde, una piazza che non ha illuminazione e quindi diventa meno attrattiva, che ha il collegamento con via don Rossaro praticamente al buio («tanto che alle 22 hanno rubato la bici di mio figlio mentre stavamo lavorando») con una fontana “pirotecnica” senza illuminazione e con più o meno la metà dei getti non funzionanti». La piazza deve essere rivitalizzata, hanno pensato Rech e la moglie, anche attraverso un servizio ai tavoli all’aperto. E così un architetto ha previsto attorno alle vetrate del Depero quattro “isole”con doppie sedute in acciaio zincato e rivestimenti in legno. «Questo progetto è stato fatto vedere in giunta ma al di là di un “nì, no...” non è arrivato nulla. - E, allora, mi sono detto: lasciamo perdere quest’anno e vedremo per il prossimo. Certo è che un altro anno se ne è andato senza l’ombra di una risposta»