Tentavano di calmarlo poi lo sparo dal balcone 

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio-suicidio di venerdì sera a Costa Alessandro Pighetti e la madre anziché denunciare Toller volevano parlargli


di Giuliano Lott


FOLGARIA . Il litigio tra Massimo Toller e Alessandro Pighetti, il trentunenne figlio della sua compagna, era iniziato già al pomeriggio. Quale sia stato il motivo scatenante non è chiaro, ma si tratterebbe dell’ennesimo screzio in famiglia, che come tutti gli altri aveva una radice comune: il livello di alcolismo di Toller, che aveva superato da un pezzo i limiti della tolleranza. Alcuni elementi della duplice tragedia di Costa di Folgaria si sono andati chiarendo al passare delle ore. Tra questi, il fatto che già nel pomeriggio, al colmo della lite, con tutta probabilità dovuta al pesante stato di ebbrezza dell’ex camionista, Toller abbia estratto una pistola, una Walther P38, venendo subito disarmato da Pighetti. E che a questo punto, anziché chiamare le forze dell’ordine - cosa che con il senno di poi avrebbe forse evitato il tragico epilogo - il giovane abbia preferito uscire di casa e andare a prendere la madre al lavoro, allo studio Eco 2000, dove la donna svolge da molti anni e in maniera irreprensibile il suo compito di contabile. Alla madre Renata, Alessandro ha spiegato l’accaduto e a questo punto i due si sarebbero consultati per telefono con i parenti più stretti, perché entrambi avevano capito che il livello di guardia era stato superato. Le minacce a mano armata erano un fatto nuovo nella tormentata vicenda familiare, e tuttavia madre e figlio hanno deciso di parlare con Massimo Toller, per tentare di calmarlo e convincerlo a cambiare atteggiamento. Rafforzati con molta probabilità dalla convinzione di avergli sequestrato quella che credevano essere l’unica arma in casa, hanno salito le scale fino al terzo piano iniziando a discutere con Toller. Il quale era fuori di sé e non ne voleva sapere di scendere a patti con nessuno. Pare che - solo l’audizione di Renata Pighetti potrà fare piena luce su questo aspetto - i due abbiano spiegato che stanti così le cose avrebbero denunciato l’episodio, consegnando la pistola alle forze dell’ordine. In ogni caso, uscendo dalla casa al numero 135 di via Maffei, la strada che attraversa la frazione di Costa, madre e figlio hanno raggiunto il piazzale. Nel mentre, Toller si era fatto prendere dalla rabbia e imbracciata un’altra arma, stavolta un fucile, una carabina monocanna calibro 22 costruita dalla tedesca Voere, un’arma da caccia, l’ha puntata dal balcone verso il ragazzo, che aveva ormai quasi raggiunto la propria auto. L’ha chiamato, lui si è voltato e Toller ha premuto il grilletto, colpendo Alessandro Pighetti in pieno volto, tra lo zigomo e la mascella. Toller non era un tiratore, ed è infatti quasi incredibile tanta mira da una distanza di parecchi metri. A creare danni devastanti sarebbe stata l’angolazione del colpo, sparato dall’alto verso il basso, che deve aver colpito qualche organo vitale. Tuttavia Pighetti non si è accasciato subito, ma è anzi riuscito a raggiungere il terzo piano, dove Toller si era nel frattempo asserragliato. Ma giunto in cima alle scale, l’emorragia ha iniziato a farsi sentire e il giovane è stramazzato a terra esanime, nella stessa posizione in cui è stato trovato dopo dai corpi speciali dei carabinieri. L’irruzione dei corpi speciali purtroppo è avvenuta quando ormai non c’era più nulla da fare né per Pighetti né per il suo patrigno.

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