Da un’idea green, un business negli Usa 

L’imprenditore roveretano Tullio Angheben vende le traverse ecologiche alle ferrovie americane: affare da 75 milioni


di Giuliano Lott


ROVERETO. Ne hanno parlato i giorni scorsi i maggiori quotidiani economici, e del resto non è storia di tutti i giorni che una start-up nata in Italia esploda con un mega-affare da 75 milioni di dollari di commesse con un prodotto ad altissima riciclabilità. Tanto più se i committenti sono le società ferroviarie americane. Dietro a questo enorme business c'è un imprenditore roveretano, Tullio Angheben, che ha acquisito la licenza di vendere e produrre le traverse Greenrail, create dall'omonima azienda nata nel Polihub di Milano, l'incubatore tecnologico del Politecnico. «Ho conosciuto la Greenrail ascoltando il podcast di Radio24. Mi ha colpito l'intervista al suo fondatore, Giovanni De Lisi, che presentava l'azienda. Ho subito cercato un suo contatto e l'ho chiamato. Per me il suo è un prodotto che aveva altissime potenzialità. In quei giorni mi trovavo a Doha, dove ho lavorato alcuni anni. Assieme a un altro imprenditore americano che ho conosciuto lì, Tim Anderson, abbiamo fondato SafePower1, una società che ha sede a Chicago, perché riteniamo il mercato statunitense molto ricettivo a questo innovativo prodotto, con cui è stato già realizzato un tratto ferroviario sperimentale a Rho». In sostanza, si tratta di una traversa in calcestruzzo inguainata con la gomma riciclata dalle carcasse degli pneumatici esausti. Rispetto alle tradizionali traverse in legno, ha prestazioni meccaniche molto migliori, regge benissimo le linee ad alta velocità e abbassa i costi di manutenzione. La guaina in gomma infatti compensa gli spostamenti delle rotaie senza rompere il brecciolino della massicciata. Inoltre è perfettamente riciclabile: la gomma può essere rifusa per produrre altra gomma, e il calcestruzzo sbriciolato per essere reimpegato in edilizia o comunque smaltito senza danni per l'ambiente. L'idea deve essere piaciuta molto alle compagnie ferroviarie americane, con le quali Angheben, come presidente della SafePower1, ha trattato. La ferrovia ha rappresentato il principale sistema di colonizzazione e inurbamento degli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento, e le linee in molti casi sono rimaste quelle, manutenute sostituendo le traverse in legno. Si tratta di legname imbevuto con bagni di sostanze ad altissima tossicità per poter resistere all'usura e all'attacco dei parassiti. Per smaltirle, vengono trattate come scorie chimiche, con costi enormi. Ma all'America di oggi servono treni veloci ed efficienti, anche per migliorare il trasporto merci, e ogni Stato sta pensando a potenziare le linee di propria competenza suddivise – come è immaginabile, nel paese del libero mercato – in una galassia di società. Angheben e il suo socio Timothy Anderson, oltre a uno stuolo di avvocati, da una parte e dall'altra, che hanno radiografato ogni cavillo rendendo la trattativa oltremodo complessa, hanno discusso per diciassette ore, qualche giorno prima delle feste di Natale, ma alla fine sono usciti con la commessa: un ordine di 100 milioni di traverse per le compagnie di cinque stati (Illinois, Michigan, Indiana, Minnesota, Missouri e Wisconsin) e questo mese inizia la progettazione del primo impianto industriale negli Usa. Entrerà in funzione a fine anno e avrà una capacità produttiva di 600 mila traverse l'anno e un volume di riciclo superiore a 14 mila tonnellate di materiale riciclato l’anno, di cui più di 8 mila tonnellate di pneumatici e oltre 6 mila tonnellate di plastica. «Contiamo di essere operativi molto presto, quello americano è un mercato in grande espansione - spiega Angheben - e che sta rinnovando le proprie linee ferroviarie. Ora ad esempio si sta muovendo la California». Solo per la manutenzione, cioè la sostituzione periodica delle traverse, è un mercato che richiede tra i 15 e 25 milioni di pezzi l'anno, secondo le stime degli esperti. Ed è un mercato che per la prima volta guarda all'innovazione, e lo fa con grandi investimenti e – i tempi stanno cambiando anche in America – con maggiore attenzione per l'ambiente. E in questo grande affare c'è un roveretano che fa la spola tra il Trentino e Chicago. «Per la verità – conclude lui -, ormai sto più a Chicago che a Rovereto».

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