La novità

Al ristorante di Rovereto arriva il robot-cameriere

Si chiama BellaBot e in questi giorni è in prova alla “Brace” dove ha mappato ogni centimetro del locale. Il titolare Flavio Biondo: «Ma non potrà mai soppiantare il lavoro umano in toto»


Gianluca Marcolini


ROVERETO. Le fattezze sono assai meno femminili e aggraziate rispetto alla robotica Caterina di Alberto Sordi, ma la suggestione è la medesima.

Nel film di oltre 40 anni fa le cose finirono maluccio, l’auspicio è che oggi, nella vita reale, la storia si concluda diversamente. Anche perché se Caterina desiderava soppiantare in toto l’umano, il robot roveretano difficilmente porterà via il posto di lavoro a qualche cameriere, almeno non nel ristorante pizzeria La Brace, al Rovercenter, dove BellaBot è all’opera in questi giorni.

Flavio Biondo, il titolare, sta testando la novità tecnologica – lui che ha alle spalle anche un passato lavorativo nella progettazione di sistemi informatici – per valutarne le potenzialità e i possibili utilizzi.

Poi, a conti fatti, si tratta pure di una geniale trovata promozionale.

Il futuro è già qui: a Rovereto si testa il cameriere-robot

Prove di futuro al ristorante pizzeria La Brace del Rovercenter, a Rovereto. Il titolare del locale, Flavio Biondo, sta testando in questi giorni una novità tecnologica di vasta portata: BellaBot, il robot che affianca i camerieri nel lavoro in sala.

«Ma la mia vuole essere anche una sorta di provocazione in un momento di grave sofferenza per i ristoranti che non riescono a trovare personale a sufficienza a soddisfare l’alta richiesta»,  commenta Biondo, già presidente dell’associazione di categoria dell’Alto Garda e Ledro, titolare anche del ristorante Alfio di Dro.

«Poi, però, siamo tutti d’accordo nel dire che i robot non potranno mai soppiantare del tutto la figura del cameriere e della cameriera perché il loro lavoro non si riduce a una mera opera di “manovalanza”.

Anzi, la parte più importante del lavoro è la capacità di sapersi rapportare con il cliente e coglierne i desideri e i bisogni, cosa che una macchina, per quanto tecnologicamente avanzata, non può svolgere.

Piuttosto può affiancare il cameriere nel servizio ed essere di grande aiuto nel momento in cui si libera il tavolo e bisogna essere veloci a prepararlo per i clienti che attendono: mentre il robot “sparecchia” il cameriere sistema la tavola».

BellaBot, manco a dirlo, è un brevetto cinese della Pudu Robotics ma non è un prototipo, è già in produzione e in commercio.

Grazie al suo software mappa ogni centimetro del ristorante memorizzando dove si trovano la cucina e i tavoli e calcolando tragitti e traiettorie più agevoli da compiere; grazie alle sue videocamere ha una “percezione” tridimensionale che consente al robot di rilevare e aggirare (e scavalcare) gli eventuali ostacoli.

È dotato di un sistema che permette anche l’interazione con il cliente ed è gestibile attraverso una app.

BellaBot è alto (alta) mezzo metro ed è dotato di quattro vassoi per il trasporto dei piatti. Sviluppato per rispondere alle nuove esigenze dettate dalla pandemia (ridurre al minimo i contatti in tempo di Covid), in questi giorni è all’opera, in prova, nel ristorante di Rovereto.

«Poi deciderò il da farsi – spiega Flavio Biondo – tenendo conto di tutto. Vedo bene il suo utilizzo in un frangente in cui è determinante la velocità di esecuzione, meno in un ambito in cui sono altre le esigenze.

Non può essere  un robot, ad esempio, a portare al tavolo un filetto da 30 euro obbligando il cliente a prelevarsi il piatto dal carrello. Ma le potenzialità sono davvero interessanti. Ripeto, la mia vuole essere anche una provocazione», conclude Biondo.













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