Già montate le casette nel Parco Asburgico ferito 

Levico Terme, pronti a tempo di record gli stand per i Mercatini di Natale Il direttore Fronza: «Stiamo progettando il reimpianto anche di grandi alberi»


di Franco Zadra


LEVICO TERME . Le luci di Natale sulla via Marconi che porta al parco asburgico, sono già installate e pian piano la città si sta riprendendo dallo choc della tempesta che due settimane fa ha devastato il paesaggio e colpito duramente anche quell’area verde che ormai tradizione vuole teatro del più bel Mercatino di Natale della regione (domani sarà presentata l’imminente nuova edizione), facendo schiantare almeno 180 piante d’alto fusto che a vederle ora, accatastate ordinatamente una sull’altra come nel piazzale di una segheria, stringono il cuore e ci si perde a contare gli anelli svelati dal taglio pietoso di una motosega, come assaliti dalla malinconia quando si supera 100 e non si è ancora finito.

«In quindici giorni – spiega Fabrizio Fronza, direttore del Parco e del Servizio per il sostegno occupazionale e la valorizzazione ambientale che in questi giorni sta collaborando a recuperarlo - abbiamo liberato e reso frequentabili tutti i viali principali. Il percorso dei Mercatini di Natale è già aperto. Le casette nella parte bassa sono già tutte montate così come lo saranno tra poco quelle nella parte alta, e quindi il mercatino si farà regolarmente». Dal giorno dopo la tempesta, sabato e domenica compresi, non si è smesso di sentire il concerto delle motoseghe e non si è mai fermato il lavoro dei boscaioli del Consorzio lavoro ambiente, degli uomini del Progettone, e della squadra della Provincia all’interno del Parco, per questo è tuttavia in essere l’ordinanza di divieto d’accesso anche pedonale, ma al ristorante al Parco si può accedere poiché ha già riaperto e ripreso la sua attività di ristorazione.

«I tronchi saranno sgomberati - aggiunge Fronza - entro la fine di questa settimana e quindi avremo il parco pulito. Poi inizierà la fase di sgombero delle ceppaie e per rattoppare le buche prodotte dallo schianto dei grandi alberi. Contemporaneamente faremo una valutazione agronomica dei terreni per valutare, se fosse il caso, di apportare qualche correzione al parco e se possiamo già iniziare a piantare. Se ce la facciamo iniziamo già quest’anno, ma sicuramente con l’inizio del prossimo anno daremo avvio a un progetto di rimpianto, solido e condiviso anche con la Soprintendenza, per ricucire quelle che sono state le ferite causate da questo evento del tutto eccezionale. Un progetto che prevede anche alcuni alberi di dimensioni molto grandi, e settantamila bulbi che permetteranno di ripristinare al meglio l’aspetto del parco, certo con qualche albero in meno ma sostanzialmente restituendo alla città quello spazio verde che era con tutte le prerogative che aveva prima del disastro. Ovviamente, per riavere il parco come era prima dovranno passare almeno cento anni».

Assieme ai taglialegna, vi sono altri operai che lavorano nel Parco per un intervento programmato da tempo che vede la pavimentazione dell’entrata principale con bolognini di porfido dove prima vi era asfalto. Un grande cantiere con tanta gente che lavora e che quasi “canta” la più bella canzone del mondo, quella della voglia e del coraggio di ricominciare.













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