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"Mercato impazzito, siccità", l'anno nero di Dolomiti Energia

L’ad Marco Merler ascoltato in commissione sulla situazione finanziaria del gruppo: «Gas, prezzi sei volte più alti. L’idroelettrico terrà in piedi il sistema, resta l’ultima delle fonti rinnovabili programmabili»



TRENTO. Il mercato impazzito dell’energia, la guerra in Ucraina e la difficoltà di approvvigionamento, l’estate senz’acqua che ha messo in crisi la produzione idroelettrica trentina (con l’energia venduta in anticipo che ha superato quella prodotta), i consumi post-Covid sottostimati e infine l’extra tassa sulle società green che ha pesato per 33 milioni di euro. 

Ecco, in estrema sintesi, il quadro che ha portato in sofferenza Dolomiti Energia, riassunto dall’amministratore delegato Marco Merler nell’audizione ieri (28 novembre) in Terza commissione del consiglio provinciale, chiesta dal consigliere Pd Alessio Manica sulla situazione finanziaria del Gruppo dopo le notizie preoccupanti uscite sulla stampa nazionale e lo stop imposto dall’Antitrust alle modifiche unilaterali dei contratti decise da DE.

«Nonostante tutto questo – ha rassicurato Merler – per il gruppo la situazione non è drammatica anche se quest’anno non sarà sicuramente ricordato tra i migliori della nostra storia».

I numeri

«Il gas acquistato da Dolomiti Energia prima della crisi valeva 20-30 milioni di euro. Quest’anno ne potrebbe valore tra i 150 e i 180 milioni di euro», ha spiegato Merler. «La società deve necessariamente anticipare questa cifra da trasferire poi sulle bollette dei clienti finali. L’aumento dovrebbe però essere transitorio e legato a queste fasi».

La società DE che si occupa della vendita si era impegnata a fornire l’energia a 70 euro, stimando ex ante la quantità di produzione stimata e senza poter sapere a priori quanto consumeranno i clienti. «Nel 2021 e nella prima parte del 2022 abbiamo patito una sottostima dei consumi post-Covid. Ci siamo trovati con i clienti che hanno consumato di più e questo ha costretto DE ad andare ad acquistare l’energia a un prezzo maggiore dei 70 euro prefissati», ha detto l’ad. «Il fatto è che il prezzo del gas era sempre stato agganciato a quello del gasolio, mentre oggi assistiamo a un disallinamento del tutto inedito. Per questo c’è chi ha spento il cogeneratore di gas metano ed è tornato al gasolio».

Quanto all’altoatesina Alperia, che macina invece ottimi risultati, «ha beneficiato delle centrali a gas di cui è proprietaria e per questo ha avuto un ottimo risultato».

Il 2022 – ha aggiunto l’ad – è stato oltremodo complesso per una società come DE il cui business coincide con la produzione di energia elettrica, che ha toccato i minimi storici per l’estrema scarsità delle precipitazioni.  Il costo maggiore dell’idroelettrico è legato ai canoni che rimangono sempre invariati nel tempo. Da ciò derivano oscillazioni dei risultati della spa a seconda delle annate con tanta o poca acqua. La complessità della situazione con il fatto che in condizioni normali l’aumento dei prezzi avrebbe dovuto compensare l’eccessiva siccità, come è sempre accaduto in passato, negli altri anni caratterizzati dalla scarsità di acqua. Quest’anno non è andata così per due motivi: perché anche DE come tutte le società del settore vendono in anticipo l’energia. L’idroelettrico del gruppo De è pari al 10% di tutta la produzione nazionale del settore, ma quest’anno l’energia venduta a prezzi molto più bassi di oggi, a causa della siccità ha inaspettatamente superato quella prodotta.

Prima della crisi il Gruppo DE fatturava circa 1,5 miliardi di euro. Nel 2021 ha chiuso a 1,2 miliardi. «Di norma l’ammontare dei debiti ha sempre oscillato tra i 400 e i 600 milioni di euro, ma questo – ha precisato Merler – è del tutto normale per una società che deve ricorrere a prestiti per poter acquistare l’energia che non produce. Detto ciò, i 600 milioni di euro sono stati superati a causa dell’aumento del prezzo dell’energia acquistata. L’ultimo bilancio di dicembre ha risentito dell’aumento stagionale dei consumi di gas maggiormente utilizzato nei mesi freddi per il riscaldamento».

Idroelettrico

«Il vantaggio di avere alle spalle dei ghiacciai è di garantirsi con questo polmone un andamento più stabile della risorsa idrica rispetto all’incertezza delle precipitazioni. L’idroelettrico è ancora di gran lunga la fonte maggiore di produzione di energia, perché rimane l’ultima delle fonti rinnovabili programmabili. E sarà proprio questo a tenere in piedi il sistema», ha detto Merler rispondendo a Paolo Zanella (Futura) che ha chiesto se DE intende differenziare le fonti puntando anche sul fotovoltaico. Ecco perché per DE gli impianti vanno potenziati, magari concentrando la produzione in meno ore rispetto ad oggi. 

Prezzi fissi

Per Merler «sta nascendo un mercato a prezzi fissi, ma occorre allora un patto serio la cui stipula è oggi impedita dalla norma, per cui ad esempio per i prossimi 5 anni si fissa un prezzo ragionevole e lo si mantiene nel tempo ma in entrambe le direzioni, sia quando i prezzi salgono sia quando si abbassano. Per 5 anni si fissa un prezzo ragionevole per non subire l’altalena dei prezzi, ma oggi De non può farlo perché non ha un orizzonte di concessione sufficientemente lungo, di almeno 5 anni, in quanto la scadenza delle concessioni è a fine 2024».

Consumi in tempo reale

Rispondendo a Alex Marini (M5S), Merler ha annunciato che sta per arrivare la fase change 2, «perché i contatori di prima generazione sono quasi a fine vita tecnica e nel 2023 saranno sostituiti dai nuovi, i cosiddetti 2G, capaci di misurare ogni quarto d’ora l’energia erogata dal fornitore. Il dato si potrà mettere a disposizione anche del cliente finale perché sia possibile verificare i consumi in tempo reale».

















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