Angelo Giovannini a 67 anni nei rally dà filo da torcere 

Sogno realizzato. È diventato pilota subito dopo la pensione. Voleva fare la Trento-Bondone almeno una volta. Domenica ha vinto una gara battendo avversari molto più giovani di lui


DANIELE ERLER


Lavis. «Mi chiamano “nonno racing”, perché alla fine quando gareggio gli altri sono sempre più giovani di me». Passa il tempo ma il sogno continua. La “nuova vita” di Angelo Giovannini di Lavis è iniziata qualche anno fa, al momento della pensione. Oggi ha 67 anni ma continua a correre le gare di rally, riuscendo anche a strappare qualche successo. Domenica scorsa, nella prima gara della stagione, alla salita del Costo in provincia di Vicenza, è arrivato primo nella sua classe. Non è un primo posto assoluto, ma è riuscito comunque a dare del filo da torcere ad alcuni piloti più giovani, tagliando il traguardo prima di loro e portandosi a casa una coppa. Non è la prima. Probabilmente non sarà l’ultima.

Nonno racing

«Ormai sono quattro anni che corro», dice “nonno racing”. Quest’anno parteciperà al Trofeo italiano velocità montagna, una decina di gare in varie zone del nord Italia. Il tempo passa e così anche gli anni, ma non c’è nessuna voglia di smettere: «Bisogna tenersi allenati, perché è la cosa più importante a questa età», dice. Giovannini è diventato pilota di rally subito dopo la pensione. Aveva un sogno: riuscire a correre la Trento-Bondone, almeno una volta nella vita. «Quel sogno a dire il vero ormai l’ho realizzato, già due volte. Ma non ho più smesso: ogni anno corro una decina di gare in tutto il nord Italia». Le competizioni di rally sono divise in classi, sulla base delle caratteristiche del motore e del tipo di preparazione meccanica. Esiste ovviamente una classifica assoluta: la gara nel vicentino domenica scorsa è stata vinta da Simone Faggioli, un campione vero, per dieci volte sul tetto d’Europa nei campionati di montagna. Ma poi ci sono le classifiche per “classi”, dove si sfidano i piloti ad armi pari. Ed è lì, nella sua classe, che Giovannini ha preceduto il secondo classificato, un ragazzo di 23 anni: «Mi sono difeso bene», dice con un sorriso.

La nuova vita

Alla soglia dei settant’anni, decidere di correre le gare di rally significa voler cambiare in qualche modo la propria vita. Giovannini è fiero soprattutto del suo titolo di nonno, prima che di pilota: «È quella la mia attività principale, poi il tempo libero è dedicato alle gare». Bisogna allenare il fisico per tenere il passo con la fatica di gare che sono impegnative anche per chi è più giovane. Poi concentrarsi sulla mente, per competere con i piloti più esperti.

E infine c’è da pensare all’auto: una Peugeot 205 Rally che Giovannini ha dovuto modificare per migliorarne le prestazioni. Sono da mettere in conto anche i viaggi per le varie gare, i molti weekend passati lontano da casa. Ma ne vale la pena, dice, per ogni rombo di motore e per ogni gara corsa. C’è chi con la pensione decide di riposarsi e chi coltiva le passioni lasciate nel cassetto. Giovannini è diventato “nonno racing”.













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