il caso

«Grandi carnivori, il Parlamento europeo approverà una norma che permetterà un controllo più agevole»

Intervento dell’onorevole Dorfmann al convegno di San Michele dedicato alla zootecnica. Molte le preoccupazioni degli allevatori, dai costi di produzione elevati ai vincoli normativi


di Carlo Bridi


SAN MICHELE ALL’ADIGE. “Entro la scadenza del Parlamento europeo la Commissione Agricoltura del Parlamento approverà una norma molto importante sui grandi carnivori, verrà tolta la qualifica di razze molte protette per avere soltanto quella di protette. In questo modo sarà possibile intervenire con una politica coraggiosa di controllo in modo molto più agevole di quello attuale”. Ad affermarlo l’onorevole Herbert Dorfmann intervenuto al convegno organizzato da FEM, FPA e Concast Trentingrana alla presenza di più di 150 allevatori.

Ma prima di diventare operativa, ci dice l’eurodeputato a margine del convegno, dovrà passare dalla plenaria dell’Assemblea che la dovrà approvare con la maggioranza qualificata. Se tutto va bene entro la fine del 2024. Quindi i tempi per un cambio di politica comunitaria sono ancora molto lunghi per quanto riguarda lupi ed orsi. E pensare che in Italia abbiamo oltre 3000 lupi, il numero maggiore di tutti i paesi europei. Mentre i circa 300 orsi sono concentrati particolarmente in Trentino, dove evidentemente la politica non è stata capace di controllare la diffusione della specie.

Evidentemente questo lascia molto amaro in bocca e molte preoccupazioni, afferma il presidente della Federazione allevatori Giacomo Broch intervenuto alla tavola rotonda che è stata inserita nel convegno dal titolo: “La zootecnia tra criticità e opportunità, sinergie e supporto agli allevatori”.

Sono molteplici le funzioni svolte dalla zootecnia di montagna attraverso le attività condotte ogni giorno dagli allevatori: produzioni casearie di pregio, tutela e valorizzazione dell’ambiente, della biodiversità, del paesaggio, del turismo e delle loro peculiarità storiche e culturali hanno affermato in coro i relatori, ma poi sul piano concreto il clima che si respirava fra gli allevatori non era molto ottimistico, anzi si intravvedono poche opportunità di intervento concreto.

Nella sua attività quotidiana l’allevatore deve fare sempre più i conti con costi di produzione elevati, soprattutto legati al trasporto del latte e all’acquisto dei mangimi, vincoli normativi molto restrittivi, problemi di ricambio generazionale. In Trentino, però, c’è una classe di giovani allevatori che si sta facendo strada ed è pronta ad affrontare le sfide di questo settore. Con l’aiuto anche delle istituzioni locali, tra cui la Provincia autonoma di Trento e la FEM, che si impegna ad intensificare il supporto al settore con le attività di formazione, trasferimento tecnologico e ricerca.

È il messaggio scaturito dall’evento che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’istituzione dell’Istituto Agrario nel 1874.

All’evento, presente l'assessore provinciale all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, Giulia Zanotelli, sono intervenuti i presidenti Mirco Maria Franco Cattani di FEM, Giacomo Broch di Fpa, Stefano Albasini di Concast Trentingrana, il consigliere di amministrazione di FEM, Claudio Valorz, il dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico Maurizio Bottura, il prof Giulio Cozzi dell'Università di Padova, la prof. Marta Villa dell'Università di Trento. E’ seguita da una tavola rotonda con i rappresentanti del comparto zootecnico per discutere delle criticità e delle opportunità di crescita del settore zootecnico.

“La zootecnia ha in questa terra tradizione e caratteristiche oggi profondamente attuali e utili per enfatizzarne i tratti salienti, contribuendo nel contempo al suo sviluppo armonico ed alla preservazione dell'ambiente - ha sottolineato in apertura il Presidente FEM Mirco Maria Franco Cattani -. E' quindi importante per la Fondazione, coinvolgere direttamente gli operatori del comparto al fine di accoglierne i temi più condivisi, le richieste più importanti, al fine di intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, a loro supporto, contribuendo a innovare e offrire prospettive di sviluppo e miglioramento a questo importante settore dalle ampie potenzialità”. Il convegno ha portato aggiornamenti e spunti di riflessione sulla sostenibilità dei sistemi zootecnici montani presentando il ruolo che la Fondazione Mach ricopre da molti anni a supporto degli allevatori trentini.

“Oggi è un momento importante di confronto per il comparto zootecnico - ha evidenziato l’assessore Giulia Zanotelli -. La Provincia autonoma di Trento, come già fatto in passato, lavorerà insieme agli allevatori per strutturare una strategia di prospettiva, partendo da un documento che proprio la stessa Provincia aveva commissionato nella scorsa legislatura e che andava ad individuare insieme alla Fondazione Mach i punti centrali su cui lavorare. Un documento che è già stato sottoposto all'attenzione dei rappresentanti del comparto e che dobbiamo riprendere in mano per valutare insieme come meglio procedere per valorizzare la zootecnia di montagna e per tutelare le nostre aziende".

Giulio Cozzi dell’Università di Padova ha parlato del ruolo di “sentinella ambientale” dell’allevatore/pastore di montagna in grado di controllare e contenere la manifestazione di fenomeni di dissesto ambientale e di degrado del paesaggio. Maurizio Bottura dirigente FEM ha evidenziato fra l’altro il ruolo della FEM a supporto del comparto, dalla formazione alla ricerca con gli studi sull’Innovazione relativi alla tipicità dei prodotti caseari, lo studio genetico delle razze locali e sulla qualità del latte mediante piani di miglioramento.













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