La legna al figlio del vicesindaco accende lo scontro

Pieve di bono – prezzo. Nel Comune di Pieve di Bono – Prezzo si infiamma di colpo il clima politico. L’opposizione parte all’attacco dell’amministrazione del sindaco Attilio Maestri. Il motivo? La...



Pieve di bono – prezzo. Nel Comune di Pieve di Bono – Prezzo si infiamma di colpo il clima politico. L’opposizione parte all’attacco dell’amministrazione del sindaco Attilio Maestri. Il motivo? La vendita a trattativa diretta di un lotto di legname al figlio del vicesindaco dello stesso Comune.

Nei giorni scorsi l’opposizione ha presentato un’interrogazione nella quale si può leggere che col verbale di delibera della giunta comunale di Pieve di Bono-Prezzo del 09 dicembre 2019 è stata realizzata la vendita per trattativa diretta di “circa 35 metri cubi di legna e quintali 150 di legna schiantata in località Cerè in Comune catastale Creto”. Nel testo si aggiunge che la vendita è stata realizzata a favore del signor Franceschetti Ivan “per un corrispettivo di 10,00 euro a metro cubo il legname e di 2,25 euro a quintale per legna, per un importo complessivo pari a 687,50 euro più Iva Iva”.

Come spiega Daniele Tarolli, il capo dell’opposizione di Pieve di Bono, a lasciare perplessa la sua compagine sarebbero una serie di circostanze: «Di norma – spiega al Trentino Tarolli – il Comune di Pieve di Bono per questo genere di transazioni si affidava ad aste pubbliche, invece in questo caso specifico si è optato per la trattativa diretta con un privato, il quale è il figlio del vicesindaco con delega proprio al patrimonio agri-forestale. Ci pare che la cosa dia adito a più di un dubbio dal punto di vista della trasparenza e della correttezza deontologica. Avessero fatto un’asta e l’avesse vinta il figlio del vicesindaco non avremmo avuto niente da ridire, così invece ci sembra che le cose non funzionino. Inoltre vorremmo sapere perché si è deciso di non destinare almeno i 150 quintali di legna schiantata alla comunità di Pieve di Bono – Prezzo suddividendoli in parti. Infine ci domandiamo se, procedendo per trattativa diretta anziché asta, il Comune non abbia di fatto subìto un danno economico. Se così fosse esso ricadrebbe su tutta la sua popolazione». S.M.













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