Entusiasmo e grandi applausi alla presentazione di Clisium

PRASO. Buona la prima. Venerdì sera la sala dei vigili del fuoco di Praso ha ospitato la presentazione in pompa magna del vino della Valle del Chiese, il "Clisium" che superato le aspettative grazie...

di Stefano Marini

PRASO. Buona la prima. Venerdì sera la sala dei vigili del fuoco di Praso ha ospitato la presentazione in pompa magna del vino della Valle del Chiese, il "Clisium" che superato le aspettative grazie ad una freschezza aromaticità pronunciata. Dopo circa 9 anni, fra lancio del progetto, sperimentazione e microvinificazioni, l'attesa per l'esordio del nuovo vino era palpabile e "Clisium" si è dimostrato più che all'altezza, anche grazie al lavoro certosino e allo strenuo impegno messo in campo dai membri dell'associazione Culturnova del Chiese, ma anche dei "Polenter" e della popolazione del paese di Praso. La serata si è dimostrata interessante e godibile, sia per i numerosi interventi tecnici che per la "lectio magistralis" da un sommelier di primissimo livello come Antonio Garofolin, responsabile per il Trentino Alto Adige dell'Associazione Sommellerie Professionale Italiana (Aspi), che ha condotto i presenti in un affascinante viaggio alla scoperta della degustazione del vino, accompagnando "Clisium" a vivande adatte ad esaltane le qualità. Al successo della serata hanno poi contribuito in non piccola parte anche il servizio in sala, dimostratisi impeccabili.

Tanti gli interventi succedutisi nel corso della serata. Apertura e ringraziamenti di rito sono toccati al presidente di Culturnova, Nello Lolli, l'uomo che più di tutti ha creduto nel lancio del "Clisium": «Il nostro progetto - ha detto Lolli - è pensato per dare alla valle una potenzialità in più e al tempo stesso aiutare al recupero e al miglioramento del nostro territorio».

Un concetto ribadito anche dall'agronoma e dirigente di Culturnova, Susanna Poletti: «Il vino è il frutto di tanti anni di lavoro. Con "Clisium" abbiamo cercato di dare alla Valle del Chiese una prospettiva diversa. Studiando il territorio ci siamo resi conto che tramite la coltivazione della vite sarebbe possibile trasformare l'ambiente che ci circonda rendendolo esteticamente più piacevole, al tempo stesso fornendo agli agricoltori che vorranno impegnarsi a recuperarlo una possibilità economica in più. "Clisium" non è dunque solo un vino, è un progetto ampio che punta a far crescere la nostra valle in molteplici ambiti».

Il “Clisium” nasce da un incrocio di Moscato Ottonel per Malvasia bianca di Candia. In origine si sarebbe voluta utilizzare una tipologia di vitigno autoctono ma come ha spiegato il responsabile del miglioramento genetico della vite della Fondazione Mach, Marco Stefanini: «Le leggi non consentivano di creare un vino commercializzabile su quelle basi. Si è allora passati dall'idea di salvaguardare un vitigno all'idea di salvaguardare un nome che rappresenta un luogo. Questa è stata la nostra sfida e punto di partenza. Alla fine ci siamo riusciti, selezionando un vitigno che fosse consono alle esigenze di una valle».

La definizione tecnica e i consigli per il servizio li ha infine forniti Antonio Garofolin: «Clisium - ha specificato il sommelier - presenta un colore giallo paglierino brillante e buona consistenza. Al naso si dimostra di buona intensità e complessità, la qualità olfattiva è fine con un bouquet primario che ricorda a note aromatiche varietali floreali e fruttate. Al gusto si presenta secco, moderatamente caldo con buona freschezza e buon equilibrio gustativo. Il vino è armonico e pronto come stato evolutivo. Si consiglia una temperatura di servizio sui 10-12 gradi su calice medio-ampio».

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