Cereghini: «L’esilio è finito» 

Il caso giudiziario di Pinzolo. Il tribunale del Riesame ieri mattina ha annullato il divieto di dimora che era stato deciso dal gip il 16 aprile  Il sindaco: «Ero fiducioso nella giustizia». Ora il Commissariato del governo dovrà revocare la sospensione dal ruolo di primo cittadino


Mara Deimichei


Pinzolo. «L’esilio è finito». Sono passati pochi minuti dal mezzogiorno di ieri quando Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo con divieto di dimora nel suo Comune, pronuncia queste parole. L’esilio è quello lontano dal suo paese cui il tribunale del Riesame ha posto fino annullando l’ordinanza del gip. Ora tempi tecnici per essere sicuri di rientrare nel territorio comunale senza incorrere in violazioni e per attendere che il commissariato del governo revochi la sospensione dalle funzioni da sindaco che era la diretta conseguenza del divieto di dimora.

La prudenza

Sperava di poter tornare a Pinzolo già ieri pomeriggio per andare a prendere il figlio alla fine delle lezioni, ma la prudenza lo ha spinto a restare ancora fuori dai confini. E attendere la comunicazione ufficiale. Arrivata alle 19. «Un nodo alla gola che si è finalmente sciolto», così Cereghini spiega la sensazione provata quando il suo avvocato, l’avvocato Roberto Bertuol lo ha chiamato per dirgli che il Riesame aveva annullato il divieto di dimora. «Ho tirato un bel sospiro di sollievo - spiega il sindaco - erano fiducioso nella giustizia e la mia fiducia è stata ripagata. Ora spero di poter tornare a lavorare nell’ufficio del sindaco al più presto. Sono stato giorni difficili nei quali la vicinanza della mia famiglia e della gente di Pinzolo, è stata molto importante. E ora si riparte».

La comunicazione ufficiale

Tecnicamente bisogna attendere la comunicazione ufficiale della decisione del Riesame che andrà ad avere conseguenze dirette anche su quella del Commissario del Governo che aveva sospeso Cereghini dalle sue funzioni di sindaco. Un’attesa che è più dolce perché ora sa che potrà tornare a casa e in Comune. E che dovrebbe terminare domani, giorno in cui è attesa la comunicazione da Trento.

Il suo avvocato aveva importato il ricorso sulla mancanza di motivazione del provvedimento. Insomma per i legali il divieto di dimora non poteva essere applicato a Cereghini in base alle accuse che gli vengono mosse.

La formula

La formula scelta dal tribunale dei Riesame per il dispositivo (la sentenza sarà depositata nei prossimi giorni) è quella di “mancanza di autonoma valutazione”. Non ci sarebbe nell’ordinanza una valutazione dei fatti da parte del gip che è necessaria in provvedimenti di questo tipo. La richiesta di divieto di dimora per Cereghini era stata fatta dalla procura ed era stata firmata dal giudice il 15 aprile diventando esecutiva il giorno dopo. Il sindaco quel martedì era stato infatti accompagnato dagli uomini della Finanza fuori da territorio comunale. Si era allontanato di pochi chilometri e la notizia aveva fatto il giro d’Italia. Prima di tutto perché si tratta di un provvedimento straordinario nei confronti di un primo cittadino. Un provvedimento con pochi precedenti. E poi perché nei giorni immediatamente successivi a Pinzolo era arrivato anche in vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini, in Rendena per trascorrere qualche giorno di ferie. E aveva cercato di incontrate Cereghini “accontentandosi” poi di esprimergli la sua solidarietà con dei messaggi. «Io rispetto il lavoro dei giudici ma spero che il sindaco di Pinzolo, che conosco come una bravissima persona, possa dormire a casa sua e coi suoi figli il prima possibile», queste le parole di Salvini alla stampa sul caso.













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