Miorelli: «Ex Argentina, ho operato in buona fede»

Arco. Roberto Miorelli, amministratore delegato della ditta di costruzioni Cosmi, finita al centro di una querelle giudiziaria per la lottizzazione del compendio “Ex Argentina”, conclusasi a dicembre...



Arco. Roberto Miorelli, amministratore delegato della ditta di costruzioni Cosmi, finita al centro di una querelle giudiziaria per la lottizzazione del compendio “Ex Argentina”, conclusasi a dicembre con la sentenza della Corte d’Appello di Trento, che ha derubricato il reato dal lottizzazione abusiva a “semplice” abuso edilizio, torna ad attaccare il Comitato Salvaguardia dell’Olivaia di Arco e Beppo Toffolon, portavoce degli ambientalisti trentini.

«Affermare che il caso ex-Argentina è strumentalizzato fino a divenire l’esempio del malgoverno territoriale, della cattiva amministrazione, dello spregio ambientale e della speculazione immobiliare è un eufemismo - sbotta l’architetto Miorelli-. Si dimentica però - o per comodità lo si sottace -, che sono serviti tredici lunghi anni al rilascio della concessione edilizia del 2009, che non era un provvedimento diretto ed autonomo ma derivava dagli atti ad essa propedeutici, tra cui un piano attuativo approvato in doppio passaggio dal consiglio comunale arcense. In questi anni sono cambiati i membri dell’Amministrazione Comunale in carica, delle commissioni edilizia e urbanistica nonché parte dei funzionari degli uffici comunali. È più che ardito asserire che tutti questi diversi soggetti fossero manutengoli propensi a favorire una speculazione immobiliare, acconsentendo alla demolizione di un prezioso bene edificiale del territorio arcense ed alla devastazione del paesaggio ad esso circostante».

«La Corte di Appello di Trento - precisa ancora l’architetto Miorelli - ha incaricato un perito per avere supporto specialistico alla propria decisione. Il perito si è confrontato, in aula, con i consulenti tecnici di parte i quali hanno poi depositato loro perizie scritte. Dopo il confronto, sentite la requisitoria del pubblico ministero e le conclusionali dei difensori delle parti, la Corte di Appello ha pronunciato la nota sentenza, definita come una “vittoria” per gli imputati. Restano, ad oggi, le conseguenze pregiudizievoli della perdurante indeterminazione dovuta alla possibilità che venga presentato ricorso in Cassazione».

Miorelli entra nel merito della sentenza. «La condanna per abuso edilizio si fonda sull’assunto che parte della volumetria dell’autorimessa non sia, nel giudizio del perito, pienamente confacente alla definizione urbanistica di “interrato”. Tesi correlata alla interpretazione delle norme urbanistiche di riferimento, discutibile e, infatti, ampiamente dibattuta in tribunale tra i consulenti tecnici nel corso di un acceso confronto. Tesi che non condivido pienamente ma a cui mi rimetto, non avendo io la pretesa di potermi sostituire ai giudici».

«Con una sentenza non confacente alle convinzioni loro care, Galvagni e Toffolon ritornano invece, con pervicace insistenza, sulle proprie tesi accusatorie - attacca Miorelli-: il primo invoca un fantomatico “tribunale degli occhi delle persone e dei loro cuori”, l’altro, dalle pagine on-line, evidenzia l’incapacità di corretto giudizio del Giudice di Primo Grado e della Corte di Appello, invocando la Cassazione come strumento utile a “ripristinare un minimo di razionalità nell’amministrazione della giustizia”. Affermazioni gravi, non scusabili dal fatto che Toffolon sia avvezzo al ruolo di censore delle iniziative altrui (...), arrogandosi la facoltà di “demolire” qualsiasi iniziativa, purché non origini dal suo illibato pensiero o dei suoi Committenti».

«Riguardo all’ex Argentina, in me resta la convinzione di aver operato in buona fede - conclude Miorelli - i volumi contestati dalla sentenza sono quelli, ben visibili, in corrispondenza dell’incrocio tra via Lomego e via del Calvario. Solo un folle o un inetto li avrebbe costruiti nella consapevolezza o anche solo minimo dubbio che fossero abusivi. Affrontare, da imputato, un procedimento penale per questioni edilizie è molto provante. Restare, per un tempo indefinito, alla mercé di un giustizialismo ipocrita professato da soggetti convinti di detenere, solo loro, La Verità Assoluta in tasca, si fa insopportabile. La mia etica mi spinge a rivendicare con forza un posto tra gli imprenditori indisponibili a varcare la linea rossa dell’illecito consapevole e sarò determinato nel combattere chi volesse sostenere il contrario».















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